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Per non dimenticare

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Pubblicato20 feb20/02/2019, 09:00
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Calogero Cangelosi Calogero Cangelosi, 41 anni, esponente del Partito Socialista Italiano e segretario della Camera del lavoro di Camporeale, in provincia di Palermo, viene assassinato il 1° aprile 1948. Quella sera si incontra con altri compagni sindacalisti per decidere come agire in vista delle elezioni del 18 aprile seguente: la «povera gente» vuole finalmente dare una lezione ai «lorsignori», i padroni del feudo. Ma proprio per questa e per altre iniziative scomode Calogero è da tempo nel mirino della mafia. Non è infatti per cortesia che Vito Di Salvo, Vincenzo Liotta, Giacomo Calandra e Calogero Natoli, finita la riunione, si offrono di accompagnare a casa il loro dirigente sindacale. Vogliono proteggerlo, ma purtroppo non è sufficiente. Sono quasi arrivati, quando dall’angolo della strada dove Cangelosi abita con la moglie, Francesca Serafino di 35 anni, e i suoi quattro figli (Francesca, 11 anni, Giuseppe, 5, Michela, 3 e Vita, appena 2 mesi), si sente un crepitare di mitra. Decine di colpi ad altezza uomo si abbattono sull’intero gruppo. Colpito alla testa e al petto, Cangelosi cade per terra, spirando all’istante. Anche Liotta e Di Salvo vengono feriti gravemente. Rimangono invece illesi Calandra e Natoli. Sono le 22.30. Il corpo di Calogero viene trasportato a casa del suocero e qui i carabinieri usciti per l’emergenza si raccomandano di non spostarlo fino all’arrivo del magistrato per la perizia. Passano ben quattro giorni prima che un giudice del capoluogo si degni di mettere piede in paese. Quando è finalmente possibile celebrare i funerali, in mezzo ai contadini del paese e ai familiari c’è anche il segretario nazionale del Psi, Pietro Nenni, venuto a onorare il compagno di partito, trentaseiesimo sindacalista assassinato dalla mafia in quegli anni del secondo dopoguerra. Per quest’omicidio, la giustizia non riesce nemmeno a imbastire un processo. Tutti pensano che a dare l’ordine di morte sia stato il proprietario terriero Serafino Sciortino, e che a sparare ci abbiano pensato il capomafia Vanni Sacco e i suoi picciotti, eppure gli inquirenti decidono di procedere contro ignoti. Di lì a poco, sulla vicenda cade il silenzio. Dopo la morte di Calogero Cangelosi alle elezioni del 18 aprile il Fronte democratico popolare, composto dal Psi e dal Pci, viene sconfitto in tutta la Sicilia, tranne a Camporeale, dove ottiene ancora più voti che nelle regionali del 1947. Socialismoitaliano1892.it