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PostedMar 1203/12/2025, 04:09 PM
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La Procura della Bosnia-Erzegovina ha formalmente richiesto l’intervento dell’Agenzia Investigativa e di Protezione (SIPA) per procedere con l’arresto del Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, del Primo Ministro, Radovan Višković, e del Presidente dell’Assemblea Nazionale della Republika Srpska, Nenad Stevandić. Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Staša Košarac, ha dichiarato che tali arresti non potranno essere effettuati, sostenendo che le operazioni della SIPA non sono autorizzate sul territorio della repubblica serbo-bosniaca La regione balcanica si trova ad affrontare una nuova fase di crescente tensione e una crisi istituzionale che vede contrapposte le autorità centrali bosniache, l’Alto Rappresentante designato dall’Unione Europea, Christian Schmidt, rappresentante della CSU bavarese, e il governo della Republika Srpska. Parallelamente, si segnala un’intensificazione delle proteste in Serbia, originate da un movimento studentesco, che dovrebbero raggiungere il culmine sabato 15 marzo con la convergenza dei manifestanti su Belgrado. Il Presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, ha paventato la possibilità di un tentativo di colpo di stato in tale data, con il rischio di degenerazione delle proteste in episodi di violenza. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo da Sarajevo, ha espresso la preoccupazione dell’Alleanza per la sicurezza regionale, sottolineando: “Non siamo nel 1992 e non consentiremo l’emergere di un vuoto di sicurezza”. Al di là della reale entità della minaccia, risulta determinante la percezione di accerchiamento, sia esterno che interno, avvertita dalla leadership serba, la quale potrebbe sollecitare un sostegno diplomatico da parte della Federazione Russa per rappresentare le proprie istanze presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, in secondo tempo, a Washington. ■ @GeopoliticalCenterfb ■