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META: Elkann, fact-checker, censura. Una mini-guida alla rivoluzione delle ultime ore. Nelle ultime ore una serie di notizie ridisegnano Meta come la conosciamo, con conseguenze che vanno ben oltre i singoli fatti. - John Elkann e Dana White nel CDA: figure chiave per relazioni strategiche negli USA e in Europa - Stop ai fact-checker: la “verità” passa alla folla, tra possibili vantaggi e rischi di disinformazione - Fine della censura “politically correct”: più libertà di parola, anche in ambito politico Dietro a tutto questo c’è però un cambio di paradigma più profondo. Stiamo assistendo alla fine dell’era del “purpose marketing” e all’ascesa di un modello in cui le aziende tornano ai fondamentali: vendere prodotti e generare utili senza necessariamente sposare cause sociali. Alcune teorie sui Mass Media mostrano come il passaggio dai classici “gatekeeper” all’intelligenza collettiva possa favorire bias di conferma e spirali del silenzio (Noelle-Neumann), in cui la maggioranza può zittire le opinioni dissenzienti. Meta si sgancia così dal contesto “politically correct” per rilanciare libertà e coinvolgimento della community. Nel frattempo, i brand cercano di rimanere “super partes” per non scontentare un pubblico sempre più polarizzato. È necessario per tutte le realtà imprenditoriali comprendere come questa svolta possa riscrivere le regole e le responsabilità di tutti: meno filtri, più potere agli utenti, meno ideologia e più pragmatismo di mercato. Una sfida coraggiosa, i cui effetti potremmo vedere già nei prossimi mesi. Volete saperne di più? Ne parlo per una mezz'ora in un lungo video dedicato sul canale #ciaointernet https://link.mgpf.it/1361