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Immagina una piazza virtuale con 32.000 persone. Al centro scorrono senza sosta immagini intime di mogli, figlie, sorelle. A condividerle non è uno sconosciuto, ma chi avrebbe dovuto proteggerle. La folla commenta, deride, incita. Questo è accaduto davvero dentro il gruppo Facebook “Mia Moglie”, recentemente chiuso da Meta. Ma questa non è la fine del problema: è la conferma di come la tecnologia possa amplificare una violenza che nasce altrove, trasformandola in spettacolo pubblico. 👉 Nella mia rubrica Tech Policy su StartupItalia spiego perché non basta chiudere un gruppo per fermare il fenomeno, e come la nostra stessa indignazione possa, paradossalmente, alimentare il ciclo della violenza. 🔗 Leggi l'articolo: https://link.mgpf.it/miamoglie