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Cosa accade quando la polizia usa ChatGPT per creare identikit dei sospettati? A Goodyear, in Arizona, le forze dell’ordine, partendo dai classici disegni a matita, utilizzano l’IA per generare volti fotorealistici da diffondere sui social, puntando però più sull’engagement che sull’accuratezza investigativa. Il risultato? Zero arresti, molti like e immagini artificiali che possono danneggiare persone innocenti e del tutto estranee alle vicende. I modelli generativi, infatti, amplificano i bias e gli errori nei dati. Affidarvi, anche solo indirettamente, dinamiche di giustizia significa delegare il potere di accusare a algoritmi opachi e non regolamentati. Se questo approccio dovesse diffondersi, milioni di persone potrebbero diventare vittime di errori d’identificazione o di forme di “giustizia sommaria” e gogna social(e): uno scenario già documentato in diversi casi negli Stati Uniti e non solo. Ne parliamo oggi, in questa nuova puntata di #CiaoInternet 👉https://www.youtube.com/watch?v=2hv9k58riys