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Giovani di Parola

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Pubblicato8 mag08/05/2025, 18:59
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VENERDI’ 9 MAGGIO 2025 Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,52-59 In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Parola del Signore. E’ uno dei passaggi più profondi e misteriosi dell'intero Nuovo Testamento. Gesù parla apertamente del dono della sua carne e del suo sangue come vero nutrimento per la vita eterna. Le sue parole sono sconvolgenti per i suoi ascoltatori: la richiesta di "mangiare la sua carne" e "bere il suo sangue" suona scandalosa e incomprensibile. Ma proprio in questo scandalo si cela la chiave del mistero cristiano. Gesù si rivela come il Pane vivo disceso dal cielo, non semplicemente come un maestro morale o un profeta, ma come colui che dà la sua stessa vita per nutrire l’umanità. Non sta parlando in modo simbolico o metaforico: insiste con forza e ripetizione sull'importanza di accogliere realmente il suo corpo e il suo sangue, anticipando così il mistero dell’Eucaristia. Le parole “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” ci ricordano che il cristianesimo non è solo un sistema di valori o una filosofia, ma è un’esperienza viva e concreta di comunione con Dio. Gesù non è venuto solo a insegnare, ma a donarsi. Il gesto dell’Eucaristia, che i cristiani celebrano ogni giorno, è proprio questo: ricevere Cristo dentro di sé, diventare una cosa sola con Lui, entrare in una relazione così profonda che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). In un tempo in cui si tende a spiritualizzare tutto o a ridurre la fede a qualcosa di interiore, Gesù ci ricorda che Dio si è fatto carne, e continua a donarsi nel segno visibile del pane e del vino. Questo significa che la fede passa anche dal corpo, dalla materia, dalla storia. È una fede concreta, che ci chiama a rimanere in Lui non solo con il cuore, ma con tutta la nostra vita.