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Giovani di Parola

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Pubblicato19 nov19/11/2025, 19:59
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GIOVEDI’ 20 NOVEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 19,41-44 In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Parola del Signore. Cosa porta alla Pace? Cos’è la pace? Tecnicamente potremmo definire la pace come uno stato privo di male e malattia, una “beatitudine” dell’angioletto sulla nuvola; questo però sarebbe terribilmente riduttivo. Cristo parla di Riconoscere il Tempo in cui si è stati visitati. Parla di Gerusalemme, parla di una città che ha avuto il privilegio universale di vivere il Dio incarnato, sceso ad un passo dal nulla, vicinissimo! La più grande assurdità di questa città è stato lasciarlo passare, non accorgersi di Lui, non essersi accorti di Dio che passa. Che cammina accanto. Che insegna. Guarisce. Salva. Potremmo essere noi quella “Gerusalemme” incapace di riconoscere quando Dio ci passa accanto, il rischio non è perdere una chiacchierata con Gesù. Il rischio è perdere la Pace. Perdere noi stessi. Perdere la Chiamata prima di ognuno di noi. La Chiamata alla Vita Vera. Perdere la Pace è perdere il senso della Vita. Credere di poter andare avanti senza porsi le vere domande, senza porsi il senso del cammino. E Gesù Piange. Non è sentimentalismo, non è emotivismo, è un Dio-Padre che mi sta accanto anche quando non lo vedo, anche quando pur vedendolo non lo riconosco, anche quando pur riconoscendolo non lo seguo. Il pianto di Dio è Amore puro, umano, divino. Questo pianto ci chiama da oggi, da stasera alla conversione, a guardarci intorno, a riscoprire quei segni seminati nella nostra giornata di quel Dio che ci passa vicinissimo, ad un passo del nostro cuore, in attesa, pronto ad accogliere, con un cenno della nostra libertà, il permesso per entrarvi.