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@GiovaniParola

Giovani di Parola

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Pubblicato29 dic29/12/2025, 19:59
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MARTEDì 30 DICEMBRE 2025 Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,36-40 [Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C'era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore. Anna non prende il bambino tra le braccia come Simeone, ma lo riconosce nel profondo e lo annuncia. La sua è un’attesa lunga, segnata dal tempo e dalla perdita, vissuta nella fedeltà quotidiana di chi rimane nel tempio senza clamore, servendo Dio notte e giorno nella preghiera e nel digiuno. Ha attraversato gli anni senza vedere il compimento, eppure non se n’è andata, perché la speranza vera non scappa quando tarda la promessa. Proprio per questo, quando il bambino arriva, Anna è pronta: non deve affrettarsi, non deve capire tutto, le basta riconoscere che Dio è fedele. La promessa di vita non si è realizzata secondo le attese umane, ma nel tempo di Dio, che matura lentamente e in profondità, formando cuori capaci di accogliere. Anna non trattiene per sé la gioia dell’incontro, ma parla del bambino a quanti aspettavano la redenzione, perché chi ha imparato ad attendere sa anche testimoniare. Dopo questo momento luminoso, Maria e Giuseppe tornano a Nazaret, alla normalità nascosta della vita quotidiana, e lì il bambino cresce, si fortifica, diventa sapiente, lontano dal tempio e dagli sguardi, secondo i ritmi semplici dell’esistenza. La salvezza non esplode nel clamore, ma si radica nel tempo, nella fedeltà silenziosa, nella grazia che opera mentre la vita sembra ordinaria. Anna ci insegna che la promessa di Dio si compie davvero solo per chi accetta di abitare l’attesa fino in fondo, fidandosi delle sue logiche e lasciando che la vita fiorisca quando è pronta.