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@GiovaniParola

Giovani di Parola

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Pubblicato12 feb12/02/2026, 20:01
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VENERDÌ 13 FEBBRAIO Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37) In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Parola del Signore. Nel Vangelo c’è un dettaglio bellissimo: gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Qualcuno si accorge di lui, non lo lascia solo, crede che l’incontro con Gesù possa cambiare qualcosa. Gesù non fa magie spettacolari. Si ferma, tocca, guarda, sospira. E poi pronuncia una parola semplice e potentissima: “Effatà”, cioè: apriti. Si aprono le orecchie, si scioglie la lingua, ritorna la possibilità di comunicare e di vivere davvero. Forse anche noi siamo un po’ sordomuti: fatichiamo ad ascoltare Dio, e a dire ciò che abbiamo nel cuore. Ma Gesù continua a dire “Effatà”, a chiunque abbia il coraggio di lasciarsi toccare. Chi mi sta “portando” oggi verso Gesù nella mia vita? In quale ambito sento che il Signore mi sta chiedendo di aprirmi di più?