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VENERDÌ 01 MAGGIO 2026 San Giuseppe Lavoratore Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 54-58) In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola del Signore. Oggi è la festa dei lavoratori. Oggi ricordiamo San Giuseppe lavoratore. Per questo nel Vangelo di oggi si fa riferimento all'origine artigiana di Gesù. Perché la Chiesa si unisce alla festa del lavoro? Perché ricorda che il lavoro dà dignità all'uomo. Il lavoro è un elemento costitutivo dell'uomo: attraverso il lavoro ci costruiamo anche come esseri umani. Perciò, il lavoro è un dono di Dio. Tuttavia, non basta il lavoro così com'è, senza altro: il lavoro deve essere dignitoso e rispettato. La dottrina sociale della Chiesa esige il rispetto dei diritti dei lavoratori. Ed è qui che entra il Vangelo di oggi: Gesù viene disprezzato nella sua terra perché conoscono la sua origine, sanno che è il figlio di un semplice e umile falegname. Ogni lavoro deve essere rispettato, non ci sono lavori migliori o peggiori. E bisogna sempre andare al fondo della questione: il lavoro è svolto da lavoratori, esseri umani che meritano che venga rispettata la loro dignità umana. Tutti possiamo cadere nel rischio di pensare e agire come i compaesani di Gesù, cioè disprezzare l'altro per la sua origine lavoratrice o per il suo lavoro. Che non ci capiti che, fissandoci su elementi secondari delle persone, non riconosciamo il Signore.