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Giovani di Parola

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Pubblicato5 mag05/05/2026, 18:59
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MERCOLEDÌ 06 MAGGIO 2026 Santo Domenico Savio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-8) In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore. Questo Vangelo parla in modo molto diretto alla vita di ciascuno, soprattutto alla vostra, che è un tempo pieno di scelte, di cambiamenti, di ricerca. Gesù usa un’immagine semplice ma fortissima: quella della vite e dei tralci. Ci dice che non siamo fatti per vivere da soli, scollegati, come se bastassimo a noi stessi. Un tralcio staccato dalla vite può anche sembrare vivo per un po’, ma dentro si sta già spegnendo. Quante volte si prova a “fare da soli”, a costruire tutto con le proprie forze, magari cercando di dimostrare qualcosa agli altri o a sé stessi. Ma dentro, se manca un legame vero, si rischia di sentirsi vuoti, stanchi, senza direzione. Gesù invece propone un’altra strada: rimanere in Lui. Non è una cosa teorica o lontana, è una relazione viva, quotidiana, fatta di ascolto, fiducia, anche di fatica. E poi c’è un’altra parola importante: portare frutto. Non significa fare cose straordinarie per forza, ma vivere in modo pieno, autentico, lasciare il segno nella vita degli altri con ciò che si è. Quando si è davvero “attaccati” a qualcosa di vero, come l’amore, l’amicizia sincera, la fede, allora i frutti arrivano, magari in silenzio, ma arrivano. Anche la potatura, che sembra qualcosa di duro, in realtà è un gesto di cura. Nella vita ci sono momenti in cui qualcosa viene tolto, cambia, o non va come vorremmo. Non sempre è una perdita senza senso: a volte è proprio lì che si cresce, che si diventa più veri, più forti, più capaci di amare. Questo Vangelo allora è un invito semplice ma profondo: non vivere scollegati, non accontentarsi di una vita superficiale, ma cercare un legame che dia davvero vita. Restare uniti a ciò che conta davvero è ciò che permette di non perdersi e di diventare, poco alla volta, la versione più vera di sé stessi.