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La strage di Peteano La sera del 31 maggio 1972 lo scoppio di una Fiat Cinquecento riempita di esplosivo uccideva tre carabinieri e ne feriva due nei dintorni di Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia. quando i militari, avvertiti da una telefonata anonima, aprirono il cofano, l’ordigno esplose, uccidendone tre e ferendone altri due. Si trattò di un agguato premeditato e gli autori materiali, secondo una lunga inchiesta giudiziaria, appartenevano tutti alla galassia neofascista: l’allora reggente della cellula udinese di Ordine nuovo, Vincenzo Vinciguerra, un segretario di sezione del Msi, Carlo Cicuttini, il telefonista, e il militante Ivano Boccaccio. Solo dopo circa vent’anni si raggiunse questa certezza a livello processuale. Vennero anche condannati alcuni colleghi dei defunti incaricati delle indagini nell’immediatezza della strage, poiché si erano resi responsabili della sparizione di elementi probatori che avrebbero consentito di chiarire immediatamente la matrice dell’episodio. Invece negli ambienti investigativi si tentò prima una montatura ai danni di alcuni membri di Lotta continua di Trento, subito fallita, quindi, il 21 marzo 1973, vennero arrestati sei goriziani con piccoli precedenti penali. La magistratura riconobbe la loro estraneità ai fatti dopo sei anni e vari gradi di giudizio.