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Gaspare Palmeri “Mio padre e tutta la nostra famiglia siamo stati additati per 12 anni come mafiosi perché mio padre si trovava a bordo di quella macchina. Abbiamo trascorso 12 anni a farci domande senza risposta. Sono stato troppo in silenzio. Avevo paura che avessero ucciso mio padre perché aveva visto qualcosa. Avevo questa paura dentro che mi bloccava”. La verità si seppe al processo con la testimonianza di Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia. “Disse che il movente del triplice omicidio era colpire una sola persona, che era parente di un mafioso”. Gaspare Palmeri non c’entrava nulla: era vittima innocente. Per il triplice omicidio vennero condannati all’ergastolo Totò Riina, Salvatore Madonia (“colui che mi vendette la bara per mio padre”) e i tre “soldati” alcamesi Giuseppe Agrigento, Antonino Alcamo e Simone Bennati. Filippo Palmeri, nonostante la riabilitazione del padre dopo le testimonianze al processo, per 20 anni ha taciuto. “Per 20 anni sono rimasto in silenzio perché non avevo a chi raccontare la mia storia. Soffrivo dentro di me maledettamente, perchè non potevo mettere in un cassetto la memoria di mio padre: sarebbe stata un’offesa che gli facevo. Mio padre è una persona onesta. Poi ho conosciuto Libera, altri familiari con cui ho condiviso la sofferenza, altre vittime innocenti e mi è scattata la volontà di fare testimonianza. Nel 2012 con Libera ho parlato per la prima volta in una scuola. E’ stato come far rivivere mio padre. E’ stata una liberazione ed anche una felicità. Per la prima volta potevo raccontare l’innocenza di mio padre. Quello che voglio dire ai giovani è che il silenzio alimenta le mafie. Con la vita di tutti i giorni, con le piccole cose, riusciamo a fare grandi cose. Peppino Impastato diceva: La mafia è una montagna di merda. E’ proprio così. La mafia mi ha ucciso il padre e mi ha venduto la bara. La mafia è proprio una montagna di merda”. Da antimafiaduemila.it