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Per non dimenticare

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Pubblicato15 set15/09/2018, 08:00
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Emanuele Notarbartolo Il 1 febbraio del 1893 viene assassinato Emanuele Notarbartolo di San Giovanni, esponente di una delle più importanti famiglie aristocratiche siciliane, già sindaco di Palermo e direttore generale del Banco di Sicilia fino al 1890. Notarbartolo, che era stato vittima di un sequestro conclusosi con il pagamento del riscatto nel 1882, viene assassinato in treno, sulla tratta che collega Termini Imerese al capoluogo siciliano, da due individui. A gran voce prende piede, subito, che si tratti di un delitto di mafia, anzi, afferma il procuratore generale Sighele, di “alta mafia”. Ma mai prima i mafiosi avevano osato uccidere un appartenete alle alte sfere dirigenziali del Paese. Eppure in breve tempo gli indizi raccolti portano ad individuare come esecutori materiale dell’omicidio, due mafiosi della cosca di Villabate, in provincia di Palermo: Matteo Filippello e Giuseppe Fontana. Il mandante di quel delitto, però, sarebbe stato da ricercare lontano negli ambienti della malavita e del crimine organizzato: si vociferava che ad ordinare l’assasinio sarebbe stato Raffaele Palizzolo, deputato al Parlamento nazionale e già collega all’interno del Banco di Sicilia della vittima. “Nei pubblici ritrovi, nelle vie, ovunque si diceva: la mano dev’essere stata di Palizzolo“. Così si sarebbe trattato del primo omicidio politico-mafioso del Regno d’Italia.