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Per non dimenticare

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Pubblicato25 set25/09/2018, 08:00
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Vincenzo Liguori Era il 13 gennaio del 2011 quando Vincenzo perse la vita. Stava lavorando, come sempre, all’interno della sua officina. Stava riparando uno scooter quando un proiettile lo raggiunse al petto. Era uno dei proiettili che due persone in scooter esplosero all’impazzata per uccidere Luigi Formicola, condannato a morte perché anni prima aveva spinto il suo socio in affari a denunciare un’estorsione facendo così arrestare il ras della zona, Vincenzo Troìa. I retroscena di quel duplice omicidio li ha raccontati qualche tempo dopo Giovanni Gallo, pregiudicato di piccola tacca della mala di San Giorgio a Cremano, che passò a collaborare con la giustizia (era libero quando si presentò ai pm) proprio perché non sopportava più il peso di convivere con la morte di una brava persona, Vincenzo Liguori. Gallo spiegò di aver fatto da specchiettista nel ‘raid’ e puntò il dito contro Vincenzo Troia, accusandolo di esse stato il mandante dell’agguato. Seguendo la traccia delle dichiarazioni del pentito, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli convenzionò anche delle accuse, trascinando a processo Vincenzo Troia. Ma il materiale indiziario si rivelò debole: dopo la condanna in primo grado all’ergastolo, Troia venne assolto nei successivi gradi di giudizio perché – spiegarono per primi i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli – mancavano riscontri esterni forti alle dichiarazioni di Gallo.