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Post #349

@PerNonDimenticare

Per non dimenticare

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Pubblicato12 nov12/11/2018, 09:00
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Gelsomina Verde Il mio cognome era il nome di un colore: Verde, il mio nome invece quello di un fiore: Gelsomina. Ma per gli amici ero Mina. Avevo 22 anni quando fui uccisa. Era il 21 novembre 2004. Sul mio corpo tumefatto dai pugni e dai calci avevo i segni di una violenza inaudita. Ma ero rimasta viva. Ho urlato a lungo, ho pianto. Ho sperato mi salvassero. Poi un colpo di pistola venne sparato alla mia nuca. Fu in quel momento che morii. E allora non ho sentito più male, non ho sentito più il sapore ferroso del sangue misto alle lacrime. Era scomparso pure il dolore atroce alle estremità delle mie mani. Avevo i polsi spezzati, le dita frantumate. Mi avevano rotto anche le caviglie, ma quasi non lo ricordavo. Perché tutta quella sofferenza era scomparsa in un attimo. Altri due colpi esplosi. Poi il mio corpo era stato messo in un’auto. Non per essere ritrovato. Un’esplosione lieve e poi il fuoco. Non potevo comunque sentire il calore che si sprigionava dalle fiamme. L’autopsia svelò l’atrocità che avevo subito alla mia famiglia, a mia madre Anna, che quasi morì per il dolore. Ed era la cosa più brutta che potessi sapere. Perché io ero morta senza un perché. Da cosavostra.it