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Per non dimenticare

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Pubblicato10 dic10/12/2018, 09:00
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Simonetta Lamberti È una storia, quella di Simonetta Lamberti, che ha rischiato di perdersi negli alveoli del tempo. È una storia affidata ad immagini di una vita che non c’è più, un album fotografico interrotto e mai completato. Perché la vita di Simonetta fu fermata un giorno di calda primavera. In questo album immaginario che scorriamo, c’è una foto che non è mai stata scattata da nessuno e che fa iniziare questa storia da un lontano 29 maggio di tanti anni fa. È la foto in cui il corpo ancora caldo di Simonetta, bambina di appena undici anni, giace sul sedile accanto al conducente, con la testa appoggiata al finestrino. Come se ancora dormisse. Simonetta Lamberti è figlia del giudice Alfonso, uomo perbene, sempre composto, magro, con degli occhiali dal vetro assai spesso che lo rendono quasi buffo. È il procuratore di Sala Consilina, in Campania, e dalla fine degli anni Settanta si occupa di casi di criminalità organizzata. Il 29 maggio Alfonso ha deciso di trascorrere una giornata di meritato riposo. Dedicarsi alla famiglia. Porta la figlia, Simonetta, in spiaggia. Le ore spensierate trascorse a Vietri sul Mare – piccolo gioiello dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità – possiamo solo immaginarle. E ritraggono l’amore, quello di un padre per una figlia tanto desiderata e altrettanto coccolata. Poi, il ritorno a casa, alla quotidianità lavorativa. E sulla strada per Cava de’ Tirreni, esausta, come ogni bambino dopo ripetuti bagni e tanto sole, Simonetta si addormenta sedendo sul sedile accanto al papà Alfonso, che, intento a guidare la macchina, torna a immergersi coi pensieri sugli impegni che lo aspettano. Poi, improvvisamente, accade l’irrimediabile. Una macchina affianca quella del giudice. Una raffica di proiettili diretti verso di lui partono da armi tenute in pugno da persone sconosciute e che tali rimarranno per lungo tempo. Quel 29 maggio del 1982 l’auto di Alfonso Lamberti si ferma d’improvviso. I vetri sono in frantumi. Uno dei proiettili ferisce il giudice alla testa. Ma la pioggia assassina dei sicari della Camorra quel 29 maggio ha reciso una vita: quella di Simonetta. E l’ha recisa per sempre. Da cosavostra.it