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Per non dimenticare

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Pubblicato16 dic16/12/2018, 09:00
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Antonino Burrafato Trentasei anni fa la mafia uccise a Termini Imerese il brigadiere della polizia penitenziaria Antonino Burrafato, in servizio nel carcere termitano. Condannati all’ergastolo lo stesso Bagarella e Antonino Marchese. Salvatore Cucuzza, che ha collaborato con la giustizia, e’ stato condannato a dieci anni. Il 29 giugno del 1982 Burrafato e’ stato bloccato da un commando di quattro uomini a poche decine di metri dal carcere. Raggiunto da piu’ colpi di arma di fuoco, mori’ poco dopo all’ospedale di Termini Imerese. Le vere ragioni del suo omicidio si conobbero solo parecchi anni dopo quando il pentito rivelo’ di essere stato lui stesso parte del gruppo di fuoco e che l’agguato era stato voluto dal boss Bagarella, cognato di Toto’ Riina. Burrafato e’ stato punito perche’, applicando il regolamento carcerario al boss, assicuro’ la regolare notifica di una nuova ordinanza di custodia cautelare al boss che, quindi, non pote’ piu’ recarsi in visita dal padre in fin di vita. Per quel diniego, scatto’ la sua condanna a morte. Antonino Burrafato, a soli 49 anni, lasciava la moglie ed un figlio non ancora diciassettenne. Lo ricorda il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciche’: “Antonino Burrafato era uno di quei siciliani per i quali le leggi sono uguali per tutti, soprattutto per i mafiosi come Leoluca Bagarella. Oggi, a 36 anni dalla sua morte, dobbiamo ricordarlo per non dimenticare la sua scelta coraggiosa e non far cadere nell’oblio la memoria di questa ennesima vittima della guerra contro il sistema mafioso”.