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Pubblicato1 mag01/05/2026, 07:57
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Dermatite nodulare bovina: altro che virus! Rilevata presenza di contaminanti metallici nei tessuti animali Di Luisa Cighetti 21 Gennaio 2026 La dermatite nodulare bovina ci è stata “venduta” mediaticamente come una malattia virale causata da un Capripoxvirus. Ci avevano spiegato che colpisce prevalentemente i bovini ed è caratterizzata dalla comparsa di noduli cutanei su tutto il corpo, febbre alta e, nei casi più gravi, morte dell’animale o sterilità permanente. Sebbene non considerata una zoonosi, ovvero una patologia animale che si trasmette direttamente all’uomo, l’impatto economico è stato devastante a causa delle restrizioni commerciali e del calo drastico della produzione di latte e carne. La Dottoressa Antonietta Gatti, esperta di fama internazionale in nanopatologie, è stata incaricata di analizzare campioni biologici e vaccinali. La metodologia utilizzata dalla nanopatologa si avvale della microscopia elettronica a scansione (SEM-EDX) per individuare la presenza di micro e nanoparticelle inorganiche. I punti salienti emersi dalle relazioni tecniche includono: presenza di corpi estranei – Le analisi hanno rilevato la presenza di particelle inorganiche (metalli) non dichiarate all’interno dei campioni analizzati; nanocontaminazione – La dottoressa Gatti ha spesso sottolineato come tali particelle, una volta entrate nell’organismo animale, possano causare processi infiammatori cronici, influenzando la salute generale del bestiame; dubbi sulla qualità – I risultati hanno sollevato interrogativi sulla purezza dei preparati utilizzati nelle campagne di prevenzione o trattamento degli animali, suggerendo una possibile correlazione tra questi inquinanti e reazioni avverse negli animali. In particolare, il rapporto propone la seguente conclusione: «Un controllo sul cibo ingerito potrebbe ragionevolmente identificare la presenza delle medesime contaminazioni. Qualora l’animale fosse all’aperto e avesse ingerito erba/fieno, c’è da domandarsi il perché di questo inquinamento, se naturale o indotto. È possibile che un’alimentazione diversa, non contaminata, sana, priva di polveri, possa migliorare la situazione di salute dell’animale. Senza questo esame si potrebbe pensare ad una diffusa malattia che qualcuno potrebbe pensare di origine infettiva. In realtà se tutti i bovini mangiano la stessa contaminazione è sicuro che tutte esprimano la stessa reattività infiammatoria che si esprime nei granulomi sottocutanei». A fronte di quanto scritto nel report, è dunque fondamentale sottolineare la gravità della possibile ed eventuale contaminazione chimica dei mangimi e il buggeramento dell’opinione pubblica per avere attribuito la malattia ad un virus che mai è stato isolato! Per chi volesse leggere il documento integrale delle analisi condotte, eccolo di seguito: https://www.dspsardegna.it/wp-content/uploads/2026/01/17-BIOPSIA-BOVINO.pdf