TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
← White House Watch
White House Watch avatar

TGINSIGHT POST

Post #18265

@WhiteHouseWatch

White House Watch

Visualizzazioni793Numero di visualizzazioni
Pubblicato17 mar17/03/2026, 08:33
Contenuto del post

Contenuto

L'imperialista isolazionista si è scoperto isolato, o, se preferiamo, possiamo usare altri modi di dire: non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca. Perché, nella terza settimana dall'entrata in guerra contro l'Iran, gli appelli (o lo scarico di responsabilità) di Trump verso gli alleati storici rimangono inascoltati. Il punto di caduta ruota tutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui circola il 20% del traffico mondiale di petrolio, che l'Iran ha sostanzialmente chiuso e che sembra possa aver anche minato. Secondo l'intelligence statunitense il rischio era stato paventato nelle fasi preparatorie della guerra; eppure la reazione sembra un po' quella del meme di Pikachu sorpreso, visto che siamo in epoca di meme. E, davanti all'impreparazione, si chiede l'intervento degli Alleati per tenere aperto uno Stretto bloccato da uno Stato che però è, contemporaneamente, sconfitto militarmente. Davanti a una generica mancanza di collaborazione, Trump è passato alle minacce, andando a puntare l'indice direttamente ai gioielli di famiglia: senza una collaborazione "sarà pessimo per il futuro della NATO". Il bullismo perpetuo, l'utilizzo dello status di superpotenza tanto come carota quanto come bastone, alla fine, porta gli Alleati a prendere le distanze; e quando si dimostrano disposti a collaborare, vengono raggiunti da scherni pubblici, come è accaduto con il Primo Ministro britannico Keir Starmer: "Non abbiamo bisogno di persone che si uniscono alle guerre dopo che le abbiamo già vinte!", ha scritto Trump su Truth Social il 7 marzo. "Per 40 anni vi abbiamo protetti e voi non volete essere coinvolti. Sono un grande critico di tutta questa cosa del proteggere i Paesi, perché so che noi li proteggiamo ma se avessimo mai bisogno non sarebbero presenti per noi. Lo so da molto tempo", ha dichiarato ieri in una conferenza stampa. La disponibilità del Presidente francese Emmanuel Macron ad aiutare è, su una scala da 1 a 10, "un otto, non è perfetto ma è la Francia", ha commentato. La postura francese, però, è diversa da quella dipinta da Trump e le navi francesi rimarranno nel Mediterraneo orientale. Ma a riassumere bene la vicenda è il Ministro della Difesa tedesco, che ha candidamente dichiarato: "Questa non è la nostra guerra" e "inviare più navi da guerra non aiuterà" a raggiungere una soluzione diplomatica. Per il Vecchio Continente i rischi di prezzi in aumento sono chiari e tangibili, così come il timore di rimanere invischiati nuovamente in una guerra senza fine in Medio Oriente, con il rischio di uno scontro protratto contro l'Iran e le sue forze proxy. E, considerando che non c'è stato alcun attacco contro gli alleati della NATO, sarebbe inappropriato per un'alleanza difensiva entrare nel conflitto, ha dichiarato Nick Carter, ex capo delle forze armate e che ha lavorato per il Ministero della Difesa britannico. Anche da parte italiana, Antonio Tajani, esponente del Governo più vicino all'attuale Casa Bianca, ha chiarito che l'Italia non prenderà parte alla difesa dello Stretto di Hormuz, precisando che nessun Paese europeo ha offerto l'invio di navi da guerra per difendere l'area. Anche Kaja Kallas, l'Alta Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell'Unione (o Commissaria), ha fatto sapere che la missione Aspides non verrà estesa al Medio Oriente: "Questa non è la guerra dell'Europa, ma gli interessi europei sono direttamente a rischio".