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#Iran: Nella giornata di ieri, gli Stati Uniti hanno deciso di autorizzare l'acquisto di 140 milioni di barili di greggio iraniano che si trovano già in mare, attraverso una deroga temporanea in vigore fino al 19 aprile. La mossa del Dipartimento del Tesoro è molto simile a quella già adottata nei confronti della Russia. Il petrolio iraniano è attualmente sottoposto a sanzioni statunitensi. Con questa decisione, ha spiegato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, si cercherà di rifornire un mercato globale fortemente sotto pressione. Di norma, il greggio di Teheran viene acquistato a basso prezzo dalla Cina (che utilizza lo yuan per aggirare le sanzioni); grazie a questa deroga, hanno precisato gli Stati Uniti, potrà essere comprato anche da altri Paesi asiatici. Teoricamente, la vendita permetterebbe all'Iran di ottenere risorse finanziarie per sostenere il proprio sforzo bellico. Un'ipotesi che però viene respinta dal Dipartimento del Tesoro: "L'Iran avrà difficoltà ad accedere a qualsiasi guadagno generato. Gli Stati Uniti continueranno a mantenere la massima pressione su Teheran e sulla sua capacità di accedere al sistema finanziario internazionale". Interpellato dal Washington Post, Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors, esperto in crimini finanziari e regolamentazione, ha dichiarato che la mossa "contraddice direttamente le dichiarazioni di Trump sulla volontà degli Stati Uniti di chiudere il conflitto. Non si rimuovono le sanzioni sul petrolio iraniano se si sta riducendo l’impegno militare. Questo è l’atto di un’Amministrazione consapevole di non avere una exit strategy; il termine esatto per definirlo è 'disperazione'". Disperazione o meno, questa è la dimostrazione evidente di come l'Amministrazione non abbia molti strumenti per abbassare i prezzi del carburante e stia ricorrendo a varie opzioni con scarsi risultati. Il prezzo della benzina negli Stati Uniti è infatti nettamente aumentato, nonostante il rilascio di greggio dalla Riserva Strategica di Petrolio, la deroga alle sanzioni sul greggio russo e quella al Jones Act, legge del 1920 che stabilisce che solo navi battenti bandiera statunitense, costruite negli Stati Uniti e con personale di bordo americano possano trasportare merci tra i porti nazionali.