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#Dem: Quando a metà febbraio il Senatore Chris Murphy (D-Connecticut) andò a cena con alcuni attivisti progressisti, in molti rimasero sorpresi di apprendere che all'interno del gruppo parlamentare del Senato era stata avviata la conta per capire se vi fossero i voti necessari a rimuovere Chuck Schumer (D-New York) dal ruolo di Leader di Minoranza al Senato. Si tratta di numeri che ancora non ci sono, ma che rendono bene l'idea di quanto sia diffusa una certa frustrazione nei confronti di Schumer. Circolano già alcuni nomi: quelli di Elizabeth Warren (D-Massachusetts) e di Tina Smith (D-Minnesota). In particolare, gli assistenti parlamentari di quest'ultima avrebbero parlato con le proprie controparti per immaginare scenari in cui Schumer venga apertamente sfidato per la posizione di leadership. Il Wall Street Journal ha così contattato una quarantina di persone tra senatori, attivisti e consiglieri, attuali e passati, scoprendo che l'insofferenza nei confronti di Schumer è ampia e diffusa. Le riunioni dei capi dello staff sulla gestione dell'agenda del Senato finiscono spesso per concentrarsi su come fargli fare un passo indietro dopo le midterm. Anche perché, proprio a proposito delle midterm, il trio di cui sopra è piuttosto insoddisfatto della gestione di Schumer, tanto da aver formato un gruppo su Signal chiamato "Fight Club". L'idea è che il Leader dei dem stia preferendo i candidati centristi nelle elezioni fondamentali, ignorando il potenziale entusiasmo progressista che potrebbe invece rivelarsi un fattore chiave per l'affluenza. Tuttavia, tra i senatori pronti a liberarsi di Schumer non figura lo stesso Murphy, il quale ha dichiarato di voler continuare ad appoggiarlo. Alcuni ritengono che le critiche facciano parte del gioco. Tra questi vi è lo stesso Schumer, che ritiene di avere un supporto "forte e profondo" (sostenendo che "le persone sanno che ho fatto un ottimo lavoro in vista delle midterm") e di non aver percepito tentativi di sostituirlo. Un'idea condivisa anche dal prossimo numero due dei democratici al Senato, Brian Schatz (D-Hawaii), il quale sostiene che Schumer abbia contribuito a mettere in campo una serie di candidati formidabili per le elezioni del 2026. Eppure il fastidio rimane. Alcuni vorrebbero che si facesse da parte dopo le elezioni del 2028, anno in cui il suo seggio andrà al voto. Un uomo di 75 anni rischia di essere un peso, visto negativamente dagli elettori che vorrebbero volti freschi per guidare il cambiamento. E, in fin dei conti, alcune delle sue dichiarazioni non aiutano: davanti a una base elettorale sempre più vicina alla causa palestinese che a quella israeliana, l'aver affermato che parte del suo lavoro come Leader di Minoranza sia assicurarsi che "Israele abbia tutti gli aiuti di cui ha bisogno" è visto come parte del problema. A seconda della persona con cui si parla, la storia cambia. Ci sono alcuni che affermano che i donatori siano restii a contribuire alle campagne democratiche proprio a causa di Schumer. Le cifre del super PAC associato ai dem sono deprimenti se paragonate a quelle dei repubblicani: il 2026 è iniziato con 36 milioni di dollari in liquidità e 12,4 milioni di dollari di debito, mentre per i repubblicani ci sono 100 milioni di dollari in liquidità e nessun debito. Per il Presidente del super PAC dem, J.B. Poersch, il trend è quello previsto e alcuni donatori starebbero contribuendo proprio grazie a Schumer. I nomi che circolano come potenziali successori sono due, uno per l'area progressista e l'altro per l'area moderata: rispettivamente Chris Van Hollen (D-Maryland) e Catherine Cortez Masto (D-Nevada).