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#Economia, #Elezioni: La reconciliation vive e combatte, perché davanti allo shutdown sembra che i repubblicani siano intenzionati a ripescare una One, Big, Beautiful Bill 2.0. Tutto nasce dallo shutdown del Dipartimento della Sicurezza Nazionale: l’intenzione sarebbe quella di approvare con i democratici la legge di bilancio del Dipartimento includendo solo specifiche clausole. Non dovrebbero esserci, ad esempio, i finanziamenti per le operazioni di arresto condotte dall’ICE. Allo stesso tempo, però, la legge conterrebbe i fondi per la Homeland Security Investigations e la Border Patrol, punti che potrebbero mettere a rischio il voto dei senatori dem. I finanziamenti per l’ICE verrebbero invece inseriti all’interno di un'altra legge da approvare proprio tramite reconciliation. La reconciliation è un procedimento legislativo particolare che permette al Senato di approvare le leggi a maggioranza semplice. L'American Rescue Plan e l'Inflation Reduction Act dei democratici sono stati approvati in questo modo, così come la prima One, Big, Beautiful Bill. Grazie a questa procedura si evita l’ostruzionismo, il cosiddetto filibuster. Attraverso questa manovra, i repubblicani vorrebbero tentare di far passare anche alcune delle misure del SAVE Act, la grande riforma dell'accesso al voto fortemente voluta da Donald Trump. Il punto è che le leggi approvate tramite reconciliation devono avere una componente economica predominante; motivo per cui del SAVE Act rimarrebbero in piedi solo alcune clausole. Quali? Ci sono diverse ipotesi in campo, ma la parola finale spetta al parliamentarian del Senato, una figura tecnica incaricata di verificare la conformità delle proposte di legge rispetto al rigido regolamento dell’Aula. Tra i repubblicani, tuttavia, sta circolando una bozza su cosa preservare del SAVE Act. L'idea è quella di istituire finanziamenti federali per gli Stati che introducano: • L'obbligo di presentare un documento di identità al momento del voto (nella versione più restrittiva sui documenti considerati validi). • La richiesta di prove per dimostrare la cittadinanza. • La condivisione dei propri registri elettorali con le agenzie federali, per assicurarsi che le persone registrate siano effettivamente cittadini statunitensi. • Il supporto per i processi post-elettorali (quelli che si innescano in caso di contestazioni). • L'aggiornamento dei macchinari per velocizzare il conteggio dei voti durante l'Election Day. La strategia non convince però la Senatrice Susan Collins (R-Maine), Presidente della Commissione per gli Stanziamenti, motivo per cui, insieme ad altri colleghi, si trova attualmente in riunione con il Leader di Maggioranza John Thune.