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#Amministrazione, #Difesa: Era solo un rumor ed è arrivata ieri la conferma: la Casa Bianca ha chiesto al Congresso di stanziare 1,5 bilioni di dollari di finanziamenti per il Dipartimento della Guerra, un aumento di 500 miliardi rispetto all’anno fiscale 2026. E sappiamo che arrivano le domande: ma bilioni come “billion”? No, bilioni come trillion, perché si tratta di un falso amico. Si tratta di un aumento volto a finanziare una serie di nuovi programmi per la difesa voluti fortemente da Donald Trump, tanto che ha parlato dell'“Esercito dei Sogni”, tra cui un nuovo design delle navi da guerra e la cosiddetta Golden Dome. Nessuno dei due progetti può essere finanziato tramite gli attuali livelli di spesa. Trump ha anche sostenuto che le entrate dei dazi possano coprire l’aumento della spesa, un’idea che la Casa Bianca aveva ventilato anche la scorsa estate durante le negoziazioni della One, Big, Beautiful Bill e respinta dai parlamentari repubblicani: poiché il potere di spesa spetta costituzionalmente al Congresso, i soldi che sono giunti con i dazi dati da un’autorità presidenziale non possono essere utilizzati per coprire nuove uscite. Al momento il Congresso ha stanziato 1 bilione di dollari (mille miliardi) per il 2026, di cui 150 miliardi sono stati aggiunti tramite la OBBB. Allo stesso tempo, l’Amministrazione propone di tagliare 73 miliardi di dollari in ricerca medica, istruzione pubblica, finanziamenti per le energie rinnovabili, programmi energetici per le abitazioni delle famiglie a basso reddito e la cancellazione dei finanziamenti per lo sviluppo urbano. Nel complesso, si tratta del 10% di tagli per la non-difesa e, a seconda di come la si guarda, del 44% di aumento (o del 50%) delle spese per la difesa. Presentare le proprie richieste è la parte facile, ora arriva quella difficile. Il 2026 è un anno elettorale, le difficoltà economiche della guerra in Iran stanno cominciando a farsi sentire e i democratici stanno affilando i coltelli, pronti per novembre. Se i repubblicani che sono falchi nella difesa hanno accolto positivamente la richiesta della Casa Bianca, tutto il resto del Partito no. Ci sono i repubblicani che ritengono che il bilancio non vada allargato eccessivamente, ci sono quelli che non vogliono altri interventi all’estero e poi ci sono quelli moderati che sono contrari al taglio delle spese interne. Una piccola anteprima si è vista in Wisconsin, prima ancora dell’annuncio del bilancio. Una campagna pubblicitaria dal valore di 250mila dollari che mette nel mirino il Rappresentante Derrick Van Orden (R-Wisconsin), accusato di “appoggiare 200 miliardi di spesa in Iran”: “Questo è lo stesso tizio che ha accettato grandi tagli all’assistenza sanitaria dei veterani”. La Senatrice Patty Murray (D-Washington), Vicepresidente della Commissione per gli Stanziamenti, ha promesso di “fare a pezzi” la legge di bilancio proposta da Trump e di proporne una nuova. Ma c’è qualcosa anche di più profondo nella richiesta della Casa Bianca: l’Amministrazione chiede al Congresso di utilizzare la reconciliation, evitando il processo standard per finanziare la cosiddetta “discretionary spending”. La differenza è semplice: la legge di bilancio di norma viene negoziata su base bipartisan perché necessita di 60 voti al Senato, la reconciliation no. Il Direttore dell’Ufficio per la Gestione e il Bilancio della Casa Bianca, Russ Vought, ha dichiarato che fa tutto parte del piano, perché poi la Casa Bianca cancella unilateralmente la spesa frutto di compromessi bipartisan e chiede al Congresso, tramite i cosiddetti “pacchetti di rescissione”, di cancellarla. Per Vought, che prima di riprendere il ruolo in quest’Amministrazione era a capo del Project 2025, si tratta del modo per “mettere fine alla futilità fiscale”.