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#Iran: “Abbiamo reso chiaro quali fossero le nostre linee rosse, su quali punti accettavamo un compromesso e su quali invece non lo accettavamo”, ha spiegato così il Vicepresidente J.D. Vance il motivo per cui le trattative in Pakistan con l’Iran sono fallite. Quali siano stati, nel dettaglio, tutti questi aspetti non è stato chiarito. Secondo gli iraniani sentiti dal New York Times, sono tre i punti su cui le negoziazioni si sono bloccate: la riapertura dello Stretto di Hormuz, le sorti dell’uranio arricchito attualmente presente in Iran e i 27 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e presenti nelle banche in giro per il mondo. Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, l’Iran si è dichiarato disponibile a riaprirlo solo dopo la conclusione di un accordo di pace finale, preferendo mantenere la leva negoziale per le due teoriche settimane di cessate il fuoco. Sull’uranio arricchito, invece, l’Iran avrebbe fatto una controproposta e le due parti non sarebbero state in grado di trovare un compromesso. Come nota Mehdi Rahmati, analista di Teheran: “Quando due team seri che hanno intenzione di stringere un accordo si siedono a trattare, dev’essere un win-win per entrambi. È impensabile credere di poterne uscire senza fare alcuna concessione seria, e lo stesso vale per gli americani”. Ma ci sono notizie anche positive. Per la prima volta dal 1979, funzionari del Governo statunitense e di quello iraniano si sono incontrati di persona. J.D. Vance e il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, si sono stretti la mano e hanno negoziato direttamente in modo “calmo e cordiale”, riporta il New York Times.