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CRISTINA KIRCHNER: CRONACA DI UN ATTENTATO ANNUNCIATO Atilio Borón, 2 settembre 2022 Mai come in questo caso è appropriata la parafrasi del celebre libro di Gabriel García Márquez. L'attentato alla vita della vicepresidente dell'Argentina è stato il prevedibile corollario di anni di attacchi e aggressioni di ogni genere, in cui la figura di Cristina Fernández de Kirchner è stata ridicolizzata e diffamata implacabilmente. Disprezzata crudelmente dai famigerati abitanti della fogna mediatica nazionale, gente che trova il suo habitat più confortevole in quel pestilenziale torrente di escrementi e rifiuti di ogni genere; denigrata dai vertici della sanguinaria destra argentina, che continua a ricordare con nostalgia i tempi della dittatura genocida; insultata dai rappresentanti politici e intellettuali dei poteri di fatto, tutti infiammati da un odio viscerale verso Kirchner. Tutto questo ha favorito la comparsa di un sicario disposto a portare queste premesse alle loro ultime conseguenze pratiche: eliminare fisicamente chiunque, in questo bombardamento mediatico, fosse dipinto come una figura satanica, la personificazione stessa del male. Ecco perché il frustrato assassinio va visto come il punto di arrivo di un processo perverso, segnato da un susseguirsi di gesti, messaggi e discorsi di morte i cui emissari sono, oggettivamente, autori psicologici o quantomeno istigatori del fallito attentato alla vicepresidente. Costoro hanno congegnato e poi applaudito alla comparsa di ghigliottine, forche, sacchi funerari, bare in Plaza de Mayo e in altri luoghi, tutti con il volto o il nome di Cristina; legislatori e principali leader dell'opposizione hanno chiesto l'ergastolo o la pena di morte per lei e per i suoi collaboratori, accusati di aver commesso i peggiori crimini contro la Repubblica; dichiarazioni scandalose sono state udite e lette a favore del diritto di possedere e utilizzare armi da fuoco, presumibilmente giustificate in nome della libertà, sapendo che queste affermazioni sarebbero giunte a orecchie pronte a passare dalle parole ai fatti. Niente è stato casuale. Questo clima velenoso di opinione che invoca la violenza è stato meticolosamente incoraggiato dal vomito quotidiano, senza sosta, di una truppa di criminali; gli pseudogiornalisti della fogna mediatica che, sotto il manto della libertà di espressione, nascondono le loro scellerate manovre al servizio dei poteri di fatto. La battuta finale di questo deplorevole processo è stata la rumorosa - e inconsistente - accusa di un oscuro avvocato che ha convinto l'assassino di essere la reincarnazione stessa di Catone il Vecchio, famoso perché al Senato romano concludeva tutti i suoi discorsi con la vibrante esortazione di "Distruggere Cartagine". Esaltato dalla manipolazione a cui è stato sottoposto "dai media", il successore dell'operetta del vecchio senatore si è appellato a una formula simile e con voce tonante ha proclamato che "Cristina è a capo di un'associazione illecita" e che per il bene della Repubblica doveva solo distruggerla. Con tutti questi elementi il tavolo era servito per l'apparizione del sicario affinché premesse il grilletto. Ma chi ha caricato i proiettili nella pistola di Fernando Sabag Montiel sono stati "i profeti dell'odio", per usare l'espressione molto appropriata di Arturo Jauretche, coniata in tempi in cui la destra aveva dato libero sfogo alla sua furia omicida bombardando civili inermi che in una giornata lavorativa transitavano per Plaza de Mayo. Sono loro, insieme all'assassino frustrato, che devono anche essere assicurati alla giustizia. La storia li ha già condannati; è tempo che i pubblici ministeri e i giudici di questo sventurato Paese facciano lo stesso. Fonte: https://atilioboron.com.ar/cronica-de-un-atentado-anunciado/ Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano