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Era il 3 gennaio del 2020 quando il generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dell‘IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps), venne assassinato su ordine dell'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con la collaborazione logistica di Israele, Regno Unito e Qatar. L'attacco, compiuto con un drone, colpì il convoglio del generale Soleimani al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Baghdad, invitato dal governo iracheno, uccidendo anche Abu Mahdi al-Muhandis, il secondo in comando delle Unità di Mobilitazione Popolare irachena, così come altri otto tra iraniani e iracheni. I due comandanti erano molto popolari, sia nei rispettivi Paesi che in tutto il Medio Oriente, grazie al ruolo chiave che svolsero contro i terroristi dell'ISIS in Siria e Iraq. Aspetto, quest'ultimo, pesantemente sottaciuto dai mezzi di informazione occidentali, nonostante il gruppo terroristico rappresentasse una minaccia a livello globale.