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COMMENTO DI MARIA ZAKHAROVA, RAPPRESENTANTE UFFICIALE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI RUSSO, IN RELAZIONE ALLA DECISIONE DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA DI RESPINGERE LE ACCUSE MOSSE DALL’UCRAINA ALLA RUSSIA PER VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE SUL GENOCIDIO Il 2 febbraio, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha emesso una sentenza sul caso “Ucraina contro Russia: interpretazione e applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”. Al momento, la decisione si limita alla questione procedurale relativa alle competenze della Corte. Tuttavia, già in questa fase preliminare, il caso montato dall’Ucraina è stato smontato: la Corte ha interamente respinto tutte le dichiarazioni dell’Ucraina, secondo cui la Russia, per giustificare l’avvio dell'Operazione Militare Speciale, avrebbe abusato della Convenzione, violandola. La Corte ha ascoltato le obiezioni preliminari della Russia e ha convenuto che le accuse mosse da Kiev non hanno nulla a che vedere con la Convenzione. Non si tratta affatto, peraltro, di un genocidio che la Russia avrebbe commesso o del mancato adempimento dei suoi obblighi volti a prevenirlo: al contrario, Kiev sostiene che la Russia avrebbe attuato la Convenzione «con troppo zelo», lanciando, l'Operazione Militare Speciale, senza sufficienti prove, per proteggere il Donbass dal genocidio. Come noto, tuttavia, l'Operazione Militare Speciale si fonda sul diritto all'autodifesa sancito dall'articolo 51 della Carta dell'ONU, come è stato notificato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. È stata proprio l’escalation militare da parte delle Forze Armate ucraine, che hanno intensificato gli attacchi armati contro le Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk, a causare la reazione di Mosca. Neppure l’inusitato coinvolgimento nel conflitto dell’“Occidente collettivo” ha aiutato Kiev. Ben 47 Paesi (per lo più membri della NATO e dell’UE) hanno dichiarato la propria intenzione di sostenere l’Ucraina aderendo al processo; tra questi, 33 Paesi hanno presentato rilevanti istanze già nella fase giurisdizionale. La Russia ha bloccato l'adesione americana: gli stessi Stati Uniti non riconoscono la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia ai sensi di questa Convenzione. In sintesi, nel settembre 2023, 32 squadre di legali (Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Spagna, Italia, Canada, Cipro, Lettonia, Lituania, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda , Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Finlandia, Francia, Croazia, Repubblica Ceca, Svezia, Estonia) erano intervenute a turno alle udienze della Corte dell'Aia, trasformandole in una vera e propria farsa. Merita notare che, in precedenza, sempre gli stessi Paesi della NATO, accusati dalla Serbia di aver violato, col bombardamento della Jugoslavia, la Convenzione sul genocidio, avevano sostenuto davanti alla stessa Corte che la Convenzione non regola questioni relative all’uso della forza e che la campagna militare per “proteggere” gli albanesi del Kosovo era legale. All’epoca, la Corte Internazionale di Giustizia aveva accolto queste posizioni, respingendo l’istanza serba. Naturalmente, la Russia lo ha fatto presente alla Corte. Da tempo, il nostro Paese aveva avvertito l’Occidente che il Kosovo gli si sarebbe ritorto contro. E questo è successo per l’ennesima volta. In definitiva, alla Corte resta da affrontare una sola questione: se l’Ucraina abbia commesso un genocidio in Donbass. Ovvero, Kiev stessa, in relazione alle sue proprie rivendicazioni, si è messa sul banco degli imputati. Non resta che applaudire i “mastri” kieviani e i loro mecenati occidentali: si sono dati da soli la zappa sui piedi. Fonte: Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana (02/02/2024) https://telegra.ph/Commento-di-Maria-Zakharova-Rappresentante-Ufficiale-del-Ministero-degli-Affari-Esteri-della-Federazione-Russa-in-relazione-alla-02-02