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Riportiamo le interessanti considerazioni di un nostro attivista ora in viaggio in Iran, sorpreso a sua volta da come la propaganda occidentale contro quel Paese abbia esasperato pregiudizi e stereotipi oltre ogni misura. «Per quanto forse mi sarei risparmiato di capitare a Teheran in questo momento, devo dire che è stata l'occasione per conoscere questa città senza troppi veli. Non solo perché ho visto meno donne coperte di quanto mi aspettassi, ma anche perché l'omicidio di Ismail Haniyeh in territorio iraniano ha lasciato affiorare davanti al mio sguardo la disponibilità degli abitanti di Teheran a partecipare alle sorti del loro paese con scanzonata fermezza. Sulla questione calda di questi giorni scherzano e si lanciano audacemente in previsioni da totocalcio: "ma no che non spariamo", "ma si che spariamo", "spariamo domani", "spariamo dopodomani". Teheran, come tutto l'Iran, mi sembra un elefante: grosso, un po' sgraziato, gentile, pronto a caricare. La città ha sicuramente un volto religioso, ma il cuore sono le migliaia di studenti, uomini e donne, che gremiscono le facoltà scientifiche e di ingegneria, su cui l'Iran investe a testa bassa per lo sviluppo delle proprie infrastrutture civili, sanitarie e non solo. Le donne sono bellissime, e inaspettatamente loquaci. Nonostante i venti di guerra e le centinaia di bandiere a lutto sventolanti per le strade, la città è piena di vita e affollata di persone che svolgono i loro affari o che si godono gli spazi pubblici. Tutti sono sempre disponibili ad aiutarmi: ieri mezzo personale dell'albergo in cui ho alloggiato si è dedicato insieme a me a una piccola riparazione sulla moto, sulla quale manco a dirlo io avevo il buio nella testa. Condivido qualche foto dei luoghi in cui si svolge la vita quotidiana della città, come strade, moschee, mercati e mezzi pubblici, oltre alle foto delle bellissime Torri Milal e Azadi. Pubblico anche il video di una barchetta giocattolo che naviga in un secchio d'acqua al bazar. Sento che la barchetta navigante esprime qualcosa del contesto di questi giorni, ma non trovo ancora le parole per spiegarmene la ragione.» Fonte: https://www.facebook.com/fabio.savoldelli.9889