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...Dieci anni di aggressione russa all’Ucraina”, con intervento istituzionale dell’Assessora Cultura, la stessa che aveva telefonato su mandato del sindaco per “verificare” in merito alla mia conferenza). Evidentemente la libertà per i sedicenti liberali va difesa solo ci si piega a ripetere i loro slogan. Rifiutare la logica del pensiero binario (o con me o contro di me), respingere la militarizzazione di scuole e università, in corso, contrastare una legislazione fascistoide che mira a impedire ogni espressione di dissenso, rivendicare per l’Italia una politica estera degna di questo nome. Questi obiettivi possono essere definiti e portati avanti proprio a partire dalla serata del 12 novembre. Perciò sto preparando, con pochi altri, una grande assemblea da tenersi e entro un mese, che chiami a raccolta quanti condividano tali obiettivi, e che non ci stanno a ritornare nel ruolo di sudditi passivi. Chi volesse dare una mano, su tutti i piani, batta un colpo. Abbiamo trasformato la sconfitta in vittoria, ora quella vittoria diventi il primo passo di un percorso necessario e urgente. Quanto a me, ribadisco la decisione di rinunciare a presenziare o collaborare ad ogni futura iniziativa del Polo del 900; e necessariamente, annuncio di rinunciare alla tessera onoraria dell’ANPPIA, e a quella dell’ANPI. Il mio gesto è polemico verso la prima associazione, per quello che ha fatto, ossia annullare la conferenza (mi riferisco al livello nazionale, non a quello locale che anzi mi aveva invitato e poi ha subito il diktat romano…), e verso la seconda associazione (ANPI) per quello che non ha fatto. Dalla gloriosa ANPI mi aspettavo una presa di posizione ufficiale, tanto più necessaria dopo il fervore speso per “condannare” i “facinorosi” che hanno contestato all’Università di Venezia, un ex deputato (ma non gli è stato certo annullato l’evento, e vi ha poi fatto ritorno a braccetto con la ministra, protetto dalla polizia). Ringrazio le singole sezioni ANPI (pochissime, tutte di piccole realtà locali) che hanno fatto comunicati o inviato messaggi di solidarietà. Ma non è sufficiente perché io rimanga socio di un’Associazione che non si è accorta o ha finto di non accorgersi della gravità (ben oltre offesa alla mia persona) di quello che è accaduto a Torino e non ha compreso che dalla mobilitazione contro la censura poteva essere enormemente rafforzata la lotta contro un fascismo che sta riemergendo, protetto e incoraggiato, in forme sempre più gravi e preoccupanti. Noi cittadini e cittadine lo faremo, diremo NO a tutto questo. Vogliamo vivere e non finire – noi, i figli, i nipoti e bisnipoti – nel vortice osceno della guerra.