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@gabgerm

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Pubblicato18 mag18/05/2025, 13:21
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Gli alleati, gli americani in realtà, forniscono 5 milioni di tonnellate di razioni militari attraverso la via di rifornimento persiana. L’agricoltura sovietica soffrì particolarmente e le forniture agricole al paese si ridussero. Fu persa il 37% della superficie arabile e calò la resa a causa della riduzione della manodopera e della requisizione di trattori, camion e quadrupedi per le esigenze dell’Armata Rossa. Da occidente arrivarono 55 milioni di metri di tessuto di cotone, 49 milioni di metri di tessuto di lana e 14 milioni di paia di scarponi, ma occorre considerare che d'inverno i soldati sovietici combattevano con i Valenki locali di feltro e uno scarpone non aveva una durata superiore a qualche mese di intensa battaglia. Sul piano tecnologico gli USA mandarono tecnici, ingegneri, esperti radio e istruttori vari per introdurre le nuove tecnologie militari e non, o per assistere nella rilocalizzazione degli impianti evacuati, che in origine erano stati riforniti con materiali tedeschi ed americani nel corso delle prime Pjatiletka. Nel novembre del 1942 Roosevelt inviò una fabbrica completa per produrre e riparare pneumatici. CONSIDERAZIONI Sulle forniture occidentali si è impiantata una dicotomia ideologica tra gli occidentali ad esagerare oltremisura il ruolo delle importazioni definendole essenziali, mentre dall'altra parte si è tentato di minimizzarne l'apporto. Starei lontano dalla parola essenziale, se l’URSS aveva perso i bacini carboniferi del Donbass, gli restavano quelli di Vorkuta, Karaganda, Kuzbass e parzialmente, dell'area di Mosca. La perdita del bacino ferroso di Krivoy Rog vide la conservazione di quello di Magnitogorsk che alimentò gli altiforni dei bassi Urali, di Lipetsk a sud est della capitale e Kemerovo nel Kuzbass. Il rame era lavorato sul lago Balhas in Kazakistan, l’alluminio a Sverdlovsk sugli Urali. La chimica a Dzeržinsk, come detto e nell’oblast di Kemerovo. La meccanica pesante che produceva macchinari, carri armati e cannoni: a Mosca, Gorky, Magnitogorsk, Nîz Tagil, Omsk, Stalingrado ecc. I famosi cuscini a sfera in un mega impianto alla periferia di Mosca costruito con l’aiuto della Fiat negli anni ‘30. Una pletora sconfinata di donne, vecchi e adolescenti riempiva miniere ed officine; laminatoi e fonderie; raffinerie ed ogni attività produttiva e di trasporto. Aggiungo che se bastassero doviziose forniture estere Saddam Hussein non avrebbe avuto problemi a piegare l’Iran quasi priva di aiuto durante la Guerra Imposta degli anni ‘80 ed oggi l’Ucraina farebbe furore. Con la parola essenziale si decide inoltre di ignorare una regola fondamentale della guerra, il consumo spasmodico di materiale, quello che in tempi di pace si usa nell'ordine delle migliaia in guerra passa a milioni e forniture simili sono poco pratiche sulla lunga distanza. Anche per guerre in cui l’aiuto non è mai stato negato come la Prima Guerra Mondiale, avendo da ragazzino raccattato materiale su vari campi di battaglia la presenza di residuati stranieri in uso ai due contendenti è raro persino nell' ambito del cibo in scatola. Dall'altra parte l’aiuto fornì beni in momenti particolarmente gravi, nel ‘41 soprattutto, anche se in dosi che per le esigenze del fronte spesso risultarono abbastanza omeopatiche e con un certo ritardo. È vero che solo il 10,4% dei carri erano Sherman americani, ma armarono due divisioni corazzate nel corso della guerra, all' inizio erano piuttosto temuti per i problemi legati all'infiammabilità dei vapori della benzina usata dal motore di origine aeronautica che li muoveva, ma presto migliorarono. Istruttori stranieri favorirono l’introduzione delle nuove tecnologie, alcune particolarmente utili, come l’uso della radio in guerra, ma l’URSS non era all'anno zero, a meno che non si voglia cadere nel suprematismo oggi imperante. Gli anni dei piani quinquennali avevano fatto esplodere l’istruzione tecnica.