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@gabgerm

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Pubblicato27 mag27/05/2025, 09:48
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In questi ultimi giorni abbiamo visto un allargamento della piattaforma a sostegno della Palestina. Pare che finalmente anche i moderati, persino il PD, stiano aprendo alla causa palestinese. Questo è un bene per il popolo palestinese e per la sua lotta di emancipazione. Ho sentito molte voci critiche sul "non andare col PD", "non fare le cose col PD", penso invece che bisognerebbe avere la forza politica di smetterla di pensarsi sempre sconfitti e considerarsi una volta ogni tanto vincitori. Non siamo noi a fare le cose come il PD, ma è il PD che è stato costretto a spostarsi su posizioni più simili alle nostre. Questo fa del PD un interlocutore affidabile? No. Ma fare politica è portare a casa il risultato e il risultato che aspiriamo a raggiungere è la fine del sistema di apartheid in Palestina. Questo esito non è in NESSUN modo raggiungibile senza una vastissima campagna di mobilitazione per il boicottaggio, il disinvestimento e il sanzionamento di Israele. Questa battaglia politica non è fatta di un'unica grande avanzata verso il risultato, ma di tante fasi, alcune più avanzate, altre meno. Questa per la mobilitazione filo-palestinese è una fase avanzata e come tale include tante retroguardie (molto più arretrate), ma senza le quali non potremo essere efficaci nella nostra causa. Stessa cosa vale per la Spagna o per gli altri paesi che più o meno tiepidamente hanno condannato il genocidio: basta? No, è un primo passo nella direzione giusta che dobbiamo rivendicare e incoraggiare? Si. Benvenga dunque che chiunque, persino Forza Italia o il governo se volessero, condannino Israele. Non importa la coerenza o cosa facevano fino a ieri, a questo penseremo dopo, ora la cosa importante è creare una vastissima mobilitazione contro l'occupazione israeliana, come fu fatto con il Sud Africa fino a portare il governo di Tel Aviv a capitolare. Non si tratta di ripetere le nostre divisioni tra più radicali o riformisti o di avallare questa o quella coalizione di governo, si tratta concretamente sul campo di aiutare la causa palestinese e di cercare di spostare il discorso sulla fine del genocidio. Non possiamo intendere la lotta del movimento ProPal come un bianco o nero, dobbiamo intenderla come un percorso. Certo, il riconoscimento dato da alcuni Stati europei non basta, ma è una prima base che può permettere di ripartire con una mobilitazione più avanzata. Oggi non mi farei molti scrupoli sulla presenza di questo o quello alle mobilitazioni per la Palestina (anche se capisco il disgusto per la classe dirigente), sposterei invece il dibattito dentro il movimento: il problema non è il governo Netanyahu, ma il progetto coloniale in Palestina. Nostro scopo è allargare la piattaforma e (dove e quando possibile) radicalizzarla, non contare i peccati dei singoli manifestanti.