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In altri tempi, con altri rapporti di forza (globali e locali), forze ben più radicali di quelle odierne fecero il CNL insieme a liberali, democristiani e persino a qualche monarchico. Da questa roba nacquero il referendum monarchia-repubblica con ciò che ne derivò, la Costituzione e un percorso che con alti e bassi, ha avuto svariati meriti. Il buon Fagan scriveva qualche giorno fa un post impietoso di confronto con la Spagna (metto link nei commenti). Perché in finale la politica è farle concretamente le cose: due-tre punti molto pratici, attorno cui raduni un po' di gente, se le cose vanno bene si innesca un meccanismo virtuoso e si prosegue. Leggevo quel post e pensavo a un confronto tra la realtà italiana e quella spagnola, che conosco abbastanza bene. Emerge un quadro desolante: un'Italia invecchiata male e senza vitalità, in cui i vecchi scimmiottano i giovani e i giovani (comprensibilmente) scappano o si spengono (fino a quando non diventano vecchi che scimmiottano i giovani pure loro). Una società senza progetto, in ogni ambito locale, di parte o generale, siamo al "io speriamo che me la cavo" generalizzato. Il problema è che creare un'alternativa in un paese in declino economico, culturale e demografico, con un'età media di oltre 48 anni è una roba improba. Si aggiungono fattori strutturali e storici, sociologici, che ci rendono per tradizione più facili al velleitarismo e al frazionamento che all'azione pratica. Certo, qualcuno dirà, ma la Spagna non è mica il paradiso (e chi lo ha detto?), ma fa meglio dell'Italia, che in alcune contesti, per i più deboli, inizia a sembrare sempre più spesso l'inferno. Ci abbandoniamo al disfattismo? No, però iniziamo a capire il materiale umano su cui lavoriamo, se vogliamo agire politicamente, cosa che nessuno ci obbliga a fare, possiamo pur sempre continuare a parlare del sesso degli angeli, ci sono state intere epoche storiche di comunità che morivano nel disinteresse generale, mentre scomunicavano il resto del mondo.