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@gabgerm

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Pubblicato11 giu11/06/2025, 14:37
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POLITICA E GUERRA Al politico spetta la scelta del giusto punto di equilibrio tra le esigenze dello Stato: civili, sociali, di consenso, economiche e le necessità della guerra. Dall'inizio dello scontro in Ucraina capita di imbattersi in commenti piuttosto precipitosi sulla necessità di schierare milioni di soldati, di fare grandi offensive, di sparare anche lo scaldabagno, di spaccare tutto e tutti, e alla fine sentenziare che Putin è inconcludente. Ovviamente sul divano è legittimo pensarlo, io stesso dopo la controffensiva su Izium ho detto: ma porca… almeno un paio di mine e qualche migliaio di soldati per fermarli sull’Oskol! Ma quelle erano le possibilità dell' esercito russo al momento: niente mine in giro altrimenti i civili le pestavano e niente truppe perché i numeri non erano sufficienti, perciò si è scelta la tattica del ritiro su linee più corte, anche se resto convinto che in quel caso non si sia riusciti a fermarli su posizioni effettivamente più difendibili. Compito del politico, soprattutto in considerazione della guerra di logoramento, è preparare il paese a resistere allo stato di pressione. Se il mancato intervento di forza nel 2014 ha fatto perdere l’occasione di un successo probabilmente più facile, ha comunque consentito di sviluppare la resilienza del paese e di sviluppare le risorse interne accanto alle vie di rifornimento esterne per rispondere alle pressioni occidentali. Senza gli 8 anni tra 2014 e 2022 non sarebbe stato semplice resistere alle sanzioni. Senza l’oro accantonato e i materiali strategici importati, che nel 21 mi spinsero a dire, moh hanno la pagnotta in forno, non sarebbe stato agevole andare avanti. I numeri della truppa veramente bassi impiegati tra febbraio e marzo ‘22 erano innanzitutto parametrati per un’operazione dimostrativa in stile Gallipoli 1915 e per limitate prese di posizione nel sud. Rispondevano poi all'esigenza di impiegare solo professionisti senza creare disturbo alla società russa. Partire con una grande leva a freddo, senza aver precedentemente abituato la popolazione, averla resa cosciente del pericolo esterno e soprattutto mitridata con i pesi a cui sarebbe andata incontro avrebbero reso fragile il paese e minato la fiducia nella dirigenza. Oltre a questo, uno sforzo eccessivo richiesto alla nazione avrebbe sottoposto l’economia russa a pressioni micidiali avvitando la sfiducia interna. Quando dall'alto si vedono gli omini verdi che stramazzano, purtroppo non gli si può mettere la chiavetta nell’ombelico e dare due giri di carica per farli ripartire, ma restano lì e sono figli di mamma, mariti di signora e papà di marmocchi. Entro certi limiti la cosa è sostenibile e può essere assorbita dalla società, anche in relazione alla preparazione morale e sociale della popolazione ed alla sua stabilità e fiducia nel potere. Quando nel 1917 Nivelle ha tirato troppo la corda l’esercito francese è entrato in fibrillazione e si è chiamato Pétain, quindi è fondamentale ponderare le sofferenze che il proprio popolo può assorbire, senza entrare in crisi. All'inizio della guerra con una popolazione non accesa gli si poteva chiedere poco, mano a mano che la mobilitazione morale è cresciuta si è potuto aumentare il peso, ma non è mai consigliabile passare il livello di guardia. Interiorizzazione del senso di pericolo esterno, orgoglio, sviluppo della forza, morale alto o timore per la sopravvivenza del proprio focolare alzano il livello di resistenza alla sofferenza richiesta. Un all in sul fronte con grandi offensive e una guerra di movimento è una scommessa che andrebbe totalmente contro le regole della guerra di logoramento a meno che non si voglia uscire da quel tipo di lotta. Se l’Ucraina avesse una forza al momento non ipotizzabile potrebbe tentare di togliersi dall'incudine, oppure una Russia che per una ragione qualsiasi si vedesse obbligata a chiudere in fretta la guerra, a causa di pericoli maggiori.