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Oggi al telegiornale di OttolinaTv che trovate alle 13.30 in LIVE parlerò, tra le altre cose, del recente attacco del ramo locale di Al-Qaida, Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), contro l'esercito e le autorità del Mali. Il Mali è un paese che assieme ai vicini Niger e Burkina Faso ha avviato un lento processo di decolonizzazione all'inizio di questo decennio. Decolonizzazione reale, non formale: i tre paesi si sono allontanati dalle organizzazioni regionali gestite da attori vicini all'Occidente, sono usciti dall'Organizzazione internazionale della francofonia e hanno avviato una serie di riforme per valorizzare la sovranità politica, delle risorse e la parità tra le varie etnie e lingue dei rispettivi Stati. Nel 2023, i tre stati hanno costituto la Confederazione o Alleanza del Sahel, per opporsi all'intervento dell'ECOWAS (la comunità regionale egemonizzata dalla Nigeria) in Niger. Vi parlo di questo, perché da allora la zona ha visto intensificarsi gli attacchi di Al-Qaida e dell'ISIS. In particolare, il Mali e il Burkina Faso subiscono una sorta di guerra civile strisciante. La presenza di questi gruppi precede però i governi in carica, così come li precede il franco CFA e l'uranio, di così grande interesse per i colonialisti francesi e statunitensi. Interessante anche notare come i vari gruppi ribelli risultino collegati attraverso fili di denaro e armi anche ai servizi segreti ucraini. Non è certo la prima volta che ci troviamo a notare come l'ISIS sia o sia stato particolarmente feroce nel colpire e combattere la Siria di Assad o l'Iran degli ayatollah, o i sovranisti Mali e Burkina Faso, mentre sembra sempre così lassista quando si tratta di intervenire in Israele. Scelta peculiare per un gruppo sunnita integralista. L'integralismo sunnita è anche particolarmente attivo quando deve destabilizzare le aree petrolifere del Mozambico o la Somalia: porta di accesso allo stretto di Suez, parte importante del commercio mondiale. Altrettanto curioso che si sottovalutino i collegamenti tra Al-Qaida e ISIS con finanziatori abbastanza riconoscibili nel Golfo, tra petromonarchi non di larghe vedute e amici degli USA, pronti a stipulare gli Accordi di Abramo con Israele, non fosse per questi noiosi palestinesi (sic!). Non credo sia necessario dire altro, i cinesi dicono: "Quando il sole splende, non servono lanterne".