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IL CASO AMERICANO: DALLA GIUSTIFICAZIONE ALL'AUTOREDENZIONE 🇺🇸🩸 La storia americana ha una sua peculiare traiettoria, per certi versi di derivazione anglosassone e protestante, ma con una rilettura più ampia, profonda e diffusa dovuta alla democratizzazione del paese rispetto alla metropoli. Gli schemi mentali e comportamentali applicati nel genocidio degli amerindi possono essere sovrapposti anche ad altri fenomeni storici del paese come la schiavitù, o in precedenza la lotta anticattolica. Se durante le sei prime presidenze da Washington a Quincy Adams (che amo definire i presidenti gentiluomini, figli dell’illuminismo europeo) gli Usa sono stati il luogo del si fa, ma non si dice, con un’alta politica a considerare il giusnaturalismo o discutere di accogliere i Cherokee del piedmont georgiano nell'Unione e dall'altro lato la classe media dei piccoli proprietari fondiari e l'esercito che con gli indiani era in guerra per il possesso della terra. Con Andrew Jackson la situazione cambia e vi è l'inizio dell’effettiva democratizzazione della Rivoluzione con il potere, che prima saldamente in mano alla Gentry e alla sua espressione politica, i Whig, percola ora verso i ceti medi con un processo che arriva a compimento verso metà ‘800. La cesura tra dire e fare si chiude ed il potere rivendica direttamente la lotta contro gli indiani allineandosi così col volere dei coloni, promuovendo chiaramente il furto della loro terra e la loro espulsione. Fase aperta in grande stile con “l’Indian Removal Act” del 1830 che espelle le cinque tribù occidentalizzate dagli stati meridionali per metterli nei territori dell’attuale Oklahoma. Da questo momento sino alla fine delle guerre indiane vi è la piena partecipazione politica e morale della nazione allo sterminio rivendicato a partire dai concetti che ora sono nuovamente tornati nelle nostre orecchie di terra inutilizzata e disabitata sottratta al bene della nazione; di un popolo irriducibilmente ostile, selvaggio e non conciliabile col nuovo stato. Il tutto ampiamente sostenuto dalla stampa e dalla cultura, anche se mano a mano che ci si allontana dall'ovest la virulenza si attenua nel corso del tempo. Dopo aver battuto le tribù, sterminato con ogni mezzo: batteriologico, alimentare (sottraendo terreni e risorse) ed aver isolato i gruppi nativi in riserve ridotte e miserabili su terreni poco fertili. Averne segnato un quasi totale genocidio culturale (pensiamo ai figli sottratti, alla cristianizzazione ecc.) con la rottura della società indiana che perde la sua autonomia strutturale passando così ad un agglomerato di individui atomizzati che ora possono essere assorbiti nella società americana (che è una specie di betoniera da calcestruzzo in cui puoi buttare qualunque inerte assieme al Portland: vetro, mattoni, sassi, ma deve essere tutto a pezzetti per non presentare punti di debolezza nella struttura). Questa è la completa vittoria del progetto genocidiario quindi In questo momento si avvia la seconda fase del processo, ove avviene il tipico fenomeno americano dell’inversione, un processo lento e progressivo che partendo da una situazione di genocidio rivendicato e giustificato porta prima ad un calo dell’aggressività, poi ad un’integrazione dei superstiti (i soldati indigeni arruolati rinomati gli scout ed i marconisti della Seconda Guerra Mondiale), alle virtù degli indiani prima risolutamente negate, ma ora venire rivendicate ed inserite nella mistica del paese. Nella cultura, sempre un vettore centrale del sistema Usa: con la sua stampa, editoria e sistema culturale, l'accento passa dall'esaltazione dei militari massacratori e dei coloni carnefici e a loro volta vittime della reazione indiana ad una narrazione opaca meno spigolosa in cui mescolare tutto, il processo è lunghissimo e progressivo più le zone sono lontane dal problema indiano prima arriva la normalizzazione.