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L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI GUERRA Operazione speciale o guerra russo ucraina, una distinzione che sembra una capziosa questione semantica, ma non lo è affatto. Dietro alle due diciture riposano significati e intenzioni politico-propagandistiche assai diverse. Guerra russo ucraina è il termine elettivo del mondo occidentale, con la variante rafforzativa naffica (per chi non avesse colto la citazione è un richiamo burlesco al cubismo orfico di inizio ‘900 ove le composizioni pittoriche incominciarono ad essere completamente create dal pittore e non tratte dalla realtà) “invasione non provocata dell'Ucraina”. Le definizioni occidentali, anche la meno faziosa, implicano un non detto evidente, cioè che la guerra sia cominciata il 24 Febbraio 2022, espulgendo ogni riferimento agli eventi precedenti, dal 2014 in poi. Operazione questa che ha lo scopo di disegnare una Ucraina assolutamente innocente e quindi attaccata per protervia ed evidente follia del plurimoribondo satrapo moscovita. Il modo maniacale con cui in TV si è portata avanti la crociata contro l’uso del termine “operazione speciale” tradisce proprio questo secondo fine. L’attenzione per le date è piuttosto ficcante a ovest, il documento presentato alle Camere in Italia, in effetti, cominciava ad analizzare la situazione dal momento in cui i russi avevano accumulato truppe per le esercitazioni sul confine occidentale, non un solo giorno prima, perché avrebbero dovuto vedere anche i precedenti accumuli ucraini verso le repubbliche secessioniste. Le tensioni, la guerra, i morti, i massacri, la repressione erano già in essere da 8 anni e ampiamente testimoniate, anche dal mainstream, che allora era meno cieco davanti a certi fatti e a curiosi reparti militari che allora non erano indicati solo come adusi all’esegesi kantiana. Il voler imporre ad ogni costo il termine, che glissa sulla continuità bellica, testimonia oltre che una lettura strabica della realtà una pura truffa. A Mosca e tra i multipolaristi và per la maggiore la definizione Operazione Speciale Militare che ha innanzitutto lo scopo di sottolineare la continuità del fenomeno con la situazione di guerra civile precedente, in seno al paese confinante. Sbarazzando il tavolo così da affermazione del tipo: invasione non provocata ecc e assegnando all'Ucraina un ruolo di attore attivo nella crisi. Però la dicitura va un po' oltre a questo, dando l’idea di una guerra soft e misurata, che visto le potenzialità dei mezzi d’offesa russi e l’innegabile vicinanza sentita con i vicini effettivamente c'è, ma data la quantità di morti sul fronte richiesti da una guerra di logoramento, anche se magari non si coventrizza Leopoli o si manda il paese completamente per stracci potremmo ardire di chiamarla guerra. Perché i nomi leziosi per queste cose brutte sembrano tanto l’imitazione del gioco di nomi e propaganda del Dipartimento della difesa americano, che non ha mai fatto guerre dalla Seconda Guerra Mondiale innanzi, ma operazioni indicate con termini più o meno evocativi e graziosi. Quindi magari è più oggettivo chiamare questo epifenomeno post 24/02/22 “Fase Russa della guerra civile ucraina”, riprendendo la parola impiegata dagli storici per suddividere la Guerra dei Trent'anni: guerra che può essere ripartita in quattro fasi: boemo-palatina (1618–1625), danese (1625–1629), svedese (1630–1635) e francese (1635–1648). PS sperando di non dover aggiungere ulteriori fasi nel futuro e che non duri 30 anni. ✍🏻 Andrea