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@gabgerm

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Pubblicato30 lug30/07/2025, 10:47
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Il contrasto con il Papa era infatti un altro fattore di lunghissimo periodo della traiettoria politica Veneziana. All'epoca le brighe pontifice anti bizantine nate per motivi religiosi finirono per perturbare l’Illiria (area di Limes tra cristianesimo orientale e occidentale) e rimisero in moto i croati, tanto che Zara si rivoltò ai Veneti, ma fu subito repressa dall'intervento della flotta nel 1062, ma ancora nel 1070 i croati occuparono il litorale dalmata da Veglia ad Arbe. Nella stessa epoca a causa di divisioni dinastiche che si erano sviluppate in seno al regno croato il Papa fece intervenire i normanni di Amico II in favore di una fazione nobiliare croata più gradita a Roma, ma questi con una campagna di notevole successo catturarono il re e fecero cadere il regno nel 1075, ma si ritirarono subito per ragioni poco chiare, ma probabilmente legate ad equilibri interni al regno normanno del sud italia. Per reazione il Doge coevo Domenico Silvio fece partire la flotta per riportare sotto controllo le città costiere dalmate, che si impegnarono a non consentite più futuri passaggi di forze ostili e riottennero in cambio l’autogoverno minore. Nello stesso tempo il Doge ignorò gli intrighi tra croati e Papa riguardanti l’entroterra, che esulava gli interessi della dottrina Orseolo. Venezia e Papa entrarono poi in contrasto per il controllo del Patriarcato e per il rapporto amichevole che la Città intratteneva con l'imperatore Enrico IV perché la Dominante non tollerava ingerenze pontificie in tali materie, ma senza per questo voler rompere con Roma. Al contempo Venezia volle mantenere il suo rapporto privilegiato con Costantinopoli, aspetto altrettanto poco gradito al Papa. Da questa mini lotta delle investiture, parallela a quella ben più grande tra impero e papato, malgrado gli strali di Gregorio VII che arrivò a minacciare scomuniche, Venezia uscì facendo muro di gomma tanto che nel 1081 il Papa stesso ricucì il rapporto anche perché soddisfatto di aver piegato Enrico IV. Intanto l'Impero Romano d'oriente, l’altro grande polo d'interesse dello stato Veneto, era in piena crisi, tra 1071 e 1081 perse il Mezzogiorno, vide l’Anatolia occupata dai selgiuchidi e si dilaniò in lotte intestine poi chiuse dall' arrivo al potere di Alessio I, ma la debolezza dimostrata attirò le attenzioni moleste dei normanni direttamente nei Balcani. Il Basileo, vista la disperata situazione chiese quindi aiuto ad Enrico IV, ai dalmati e a Venezia, ma rispose solo quest' ultima, anche perché vedeva nell’insediamento dei normanni su ambedue le rive del canale d’Otranto un pericolo mortale. Domenico Silvio chiese comunque in cambio ad Alessio una nuova Crisobolla con richieste piuttosto esose: il Doge doveva diventare Protosebastos, il Patriarca di Grado Hiyperimos con i rispettivi emolumenti, Venezia ottenere esenzioni per dazi, tributi e tasse; libertà di commercio nell’ impero ed infine tre moli e magazzini a Galata. Si concretizzò così nuovamente l’impianto della dottrina Orseolo, dove la strategia fornata da potenza militare e disegno geopolitico si traduce in economia. La prima guerra normanna del 1081/85 ebbe un andamento altalenante con buoni successi, come la battaglia navale di Durazzo, ma anche cadute, tanto che portò alle dimissioni del Doge Domenico Silvio in favore di Vitale Faliero, dopo la sconfitta navale di Corfù. Il confronto si concluse a favore di Alessio I soprattutto grazie alla resistenza dei locali e alla morte del Guiscardo, ma Venezia riuscí comunque ad ottenere la riconferma della Crisobolla e soprattutto imparò l’importanza delle isole Ionie, che infatti saranno occupate nel 1386 dopo averle tolte agli Angioini. La dottrina Orseolo si dimostrò quindi la visione geopolitica del Ducato prima e della Repubblica dopo, come si sostanziò dall'incrocio tra interesse nazionale e costanti geopolitiche di lungo periodo che si manifestarono nell’ambito della cerniera costiera euro-mediterranea che era lo spazio vitale dello Stato Veneto.