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Pensare al futuro, questo dovrebbe fare una classe dirigente. L'impressione è che questo non accada. Noi stessi, molto divisi su tematiche astratte (su cui abbiamo una coerenza a macchia di leopardo) tendiamo ad essere ben poco pratici. Ad esempio, che il clima stia cambiando e che questo avvenga sotto pressione umana è indiscutibile (possiamo discutere di come questo sia oggetto mediatico, di quanto pesi, di come si scelga di concentrarsi su questo e non sulla cancellazione della biodiversità o lo svuotamento dei mari), ma la nostra classe dirigente è divisa tra catastrofisti e negazionisti, nessuno pensa ad affrontare il problema. L'Italia è un paese con 8300 kilometri di costa, ponendo un desalinizzatore ogni 10 km ne avremmo altri 830, questi associati a una rete idrica pubblica e con buona manutenzione potrebbero fornire acqua tutto l'anno per industria, agricoltura e per bagnare ciclicamente pascoli, prati, aree desertificate, giardini urbani o boschi. La misura creerebbe migliaia di posti di lavoro qualificati, oltre a combattere siccità e desertificazione. Ci sono svariati problemi: 1- La salamoia (il residuo) è difficile da smaltire; vero, ma la ricerca si sta concentrando sull'estrazione di minerali (in particolare il prezioso litio) e fertilizzanti, riducendo il residuo solido. Investendo in formazione e ricerca, potremmo usare l'estratto minerario per creare posti di lavoro ed esportare questi materiali con cui ricoprire almeno parte delle spese iniziali. 2- I desalinizzatori hanno un forte impatto energetico - sono però vicini al mare, in un paese soleggiato, con coste ventose e sismico-vulcanico. Anche qui, investendo bene potremmo coprire parte dei costi e col tempo arrivare a svincolarci dalle importazioni energetiche più costose (ad esempio un geotermico diffuso di profondità e superficie potrebbe svincolarci dall'importazione di gas, dalle tubature, dalla manutenzione; è un traguardo ideale, ma in parte possibile). 3- Ma i soldi dove li troviamo? Bè quando si tratta di dar soldi per le guerre, si può far debito. Ora con un po' di astuzia, potremmo dire che rendere il paese almeno in parte autonomo da gas, energia e acqua lo renderebbe resiliente ad un futuro attacco? Certo, lo useremmo per fare politiche keynesiane, ma questo non è necessario sbandierarlo, una classe dirigente talvolta opera nell'ombra, no? Si potrebbe fare tanto altro, io penso che dovremmo investire in infrastrutture di trasporto pubblico sotterraneo, spostare le attività amministrative, industriali e persino abitative sotto terra e lasciare la superficie più naturale possibile per vita sociale, sport, attività ricreative e commerciali; sarebbe altro fattore di resilienza, con migliore gestione climatica delle infrastrutture, potenziamento del geotermico, utile nel breve e nel lungo periodo (se non impari a gestire strutture sotterranee come puoi pensare a missioni spaziali tra cento anni?). Insomma servirebbe una classe dirigente che non si occupi solo della cronaca becera, ma al riguardo siamo ancora a carissimo amico. Ps. poi uno può pensare che siano tutte scemenze, ma il punto è cominciare a parlare di cose serie: come immaginate il mondo tra cinquanta anni? Come immaginate il paese tra cinquanta anni? Cosa volete fare per portarlo dove pensate? Vogliamo tornare artefici e non vittime del nostro destino?