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@gabgerm

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Pubblicato8 ago08/08/2025, 17:45
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L' APOTEOSI COMMERCIALE🦁 L'intervento statale Andrea Barbarigo approfitta appieno dei servizi offerti dal governo ai mercanti. Come già detto nella sua giovinezza è lo Stato che gli dà la possibilità di ricominciare. Lo Stato però offriva di più: garantiva il rispetto dei contratti all'estero, la protezione è il mantenimento degli accordi commerciali sottoscritti da potenze straniere. Venezia poi proibiva la creazione di società anonime stabili per evitare che si imponessero monopoli forti e duraturi. Anche se il governo della città era contro i Monopoli, a causa delle guerre ne sorgevano di frequente. Gli oligopoli arricchivano i pochi mercanti coinvolti, lo stesso Andrea se ne poté avvalere, questo non era però nelle intenzioni della Serenissima. Tutti i nobili mercanti di Venezia agivano come un'unica grande società regolata, il cui consiglio di amministrazione era il Senato. Le direttive senatorie non erano però obblighi all'investimento privato, ma aiuti. Il mercante era libero, eccetto che nelle trattative con i Monopoli esteri, come per il pepe ammassato ad Alessandria d'Egitto, o per esigenze difensive nei periodi di guerra o sulle rotte più pericolose. Il Senato pianificava i convogli per esigenze militari e per far circolare le merci e il denaro più rapidamente. Dove mancavano le esigenze di protezione, come nell'alto Adriatico, la navigazione era libera e non soggetta a limitazioni stagionali. Le mude Nei primi otto secoli di Venezia, fino agli inizi del ‘200 il commercio veneziano era gestito esclusivamente da privati, tra i quali spiccava il patriziato. Per tener testa alla concorrenza genovese nel 1238 lo Stato decise di intervenire direttamente nei rapporti commerciali imponendo ai mercanti diretti ad Alessandria di creare una società per l'esportazione di pepe e cotone. Dopo questo primo intervento statale, nel corso del secolo, ne furono imposti numerosi altri e nel 1290 per la prima volta lo Stato finanziò la costruzione di dieci galee mercantili dirette verso l'Impero bizantino e gestite dallo Stato direttamente. In seguito, nel 1294, lo Stato propose al patriziato la gestione del convoglio attraverso il contratto di maona di origine genovese. La maona era una società finanziaria di natura privata garantita dallo Stato, Stato che si impegnava anche a mettere in servizio le galee per il convoglio. Il sistema entrò in crisi sul finire del ‘400, con i viaggi di Vasco de Gama che permisero ai portoghesi di raggiungere l'Asia ed i suoi prodotti passando a sud dell'Africa togliendo competitività agli empori del medio oriente, mentre con la precedente scomparsa di Bisanzio e l’aggressività dell’Impero ottomano vacillarono le colonie veneziane in oriente. Malgrado i forti incentivi pubblici volti a salvare le mude la scoperta dell'America e l'apertura delle rotte attraverso l'Atlantico costrinsero negli anni venti del ‘500 a sospendere i viaggi di iniziativa pubblica. Le mude erano organizzate dalla Repubblica solitamente con cadenza annuale, il governo offriva in genere tra 2 e 5 galee per convoglio che appaltava attraverso la messa all' incanto (asta pubblica) alle compagnie private delle galee. Il Senato convocava e sovrintendeva l’asta e stabiliva le regole per gli appaltatori. Tra queste il giorno di partenza, la durata degli scali, la rotta, l'equipaggio, la quantità e quantità delle merci da caricare e il numero di galee da dedicare al viaggio. I 5 Savi agli Ordini erano incaricati di stabilire le regole per le mude ed erano una commissione tecnica aggregata al Senato e potevano non essere senatori. Vinta l’asta i capi delle compagnie private erano nominati patroni delle galee e potevano usare la muda . La muda offriva per i due mesi successivi alla partenza il monopolio sulla merce che il Senato aveva stabilito per quel convoglio, mentre i noli sul trasporto, solitamente calcolati sul 2-3% del valore del carico, erano dimezzati.