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@gabgerm

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Pubblicato8 ago08/08/2025, 17:46
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Vita domestica Un caso forse non paradigmatico quello di Andrea, ma sicuramente nel basso Medioevo il modello comportamentale del mercante Veneto era piuttosto simile a quello del nostro, anche se forse non comune a tutti e purtroppo abbandonato negli anni successivi nel nostro Amato Stato. Andrea investì con furia nel commercio, liquidò tutto, vendette titoli suoi e della madre e soprattutto non investì il denaro in immobili, neppure per comprare la sua casa d'abitazione, al massimo affittò. Dopo il matrimonio, pur essendo un nobile, riuscì a contenere le spese domestiche a 400 Ducati all'anno. Dopo la morte l'eredità di Andrea venne sovvertita il commercio perdette importanza e alla fine con il figlio Nicolò Barbarigo divenne marginale. La politica focalizzò l'interesse familiare, da Niccolò in avanti lo Stato non era più il protettore dei commerci, ma l’investimento sicuro e solvibile grazie ai suoi titoli. Lo Stato aiutò Andrea ad ascendere e i figli a conservare la ricchezza. Frederick C. Lane, I mercanti di Venezia, Torino 1996 Lane F. C., Venice a maritime republic, Baltimore 1973 Lane F.C. Venetian ship and shipbuilders of the renaissance, Baltimore 1934 Reinhold C. Mueller, The Venetian Money Market: Banks, Panics, and the Public Debt, 1200-1500. Baltimore 1997. Reinhold C. Mueller, Venezia nel tardo medioevo / Late Medieval Venice. A cura di Luca Mola‌, Michael Knapton, Luciano Pezzolo. Roma 2021 Bernard Doumerc, Il dominio del mare, in Storia di Venezia, Roma 1996. Jean- Claude Hocquet, I meccanismi dei traffici, in Storia di Venezia, Roma, 1997 Moh faccio lo sborone: Andrea A. Naletto, Francesco di Marco Datini e Andrea Barbarigo mercanti del tardo medioevo, 2001.