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@gabgerm

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Pubblicato23 ago23/08/2025, 15:00
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III🦁 L’AMARA CONCLUSIONE Malgrado gli storici economici dell’università di Padova (Non bazzico le aule di Ca’ Foscari dal 2004, quindi non so se l'infezione della Bocconi è arrivata sino a lì, ma allora ne era esente o se a Padova da cui manco dal 2006 siano rinsaviti.) persistano a trovare elementi comunque positivi nelle stagioni della crisi (‘’600) e della senescenza della Repubblica (‘700) che effettivamente visti dal “buso della ciave” non mancarono: la protoindustria, la sericoltura, l'arricchimento dei proprietari fondiari; ma questi non furono altro che sviluppi puntiformi e processi di concentrazione della ricchezza, prima detenuta in una pluralità di soggetti, in poche mani, ma che nell’insieme della Repubblica portarono ad un calo della ricchezza generale ed ad una riduzione della sua capacità di produrre reddito. Quindi pochi privati ricchi con un capitale per lo più sterilizzato in settori maturi, di cui in seguito vedremo le conseguenze, una moltitudine di immiseriti ed uno Stato impoverito. In sostanza loro vedono la Repubblica in crisi come un economista classico a caso di oggi vede la nostra attuale situazione economica. Sempre tentando un ardito collegamento con l'oggi voglio ricordare che nel tristo evento della Caduta (12 Maggio 1797) il Patriziato accidioso perse la Repubblica accorgendosene e senza fare nulla per impedirlo. Si sommarono lo scoramento dei riformatori eternamente rimbalzati e ora ubriacati di speranza malriposta nel corso e la gran massa dei componenti del Maggior Consiglio rincuorati dalla garanzia che i loro beni privati sarebbero stati garantiti sia dai francesi, che poi dagli austriaci, cedettero così vergognosamente lo Stato che da 11 secoli resisteva. Restarono esclusi i barnabotti che si ritrovarono a spasso, i Barnabotti erano i patrizi privi di beni che vivevano nella zona di Campo San Barnaba in alloggi a poco prezzo offerti dallo Stato. Erano i protagonisti negativi del corpo politico, vendevano i loro voti nel broło (giardino/frutteto) di San Marco e si prestavano alle manovre clientelari e politiche dei Patrizi influenti. Bene la domanda è: faranno lo stesso le attuali élite politiche e economiche? Io credo di sì. Non paghi, sebbene il periodo austriaco sia stato segnato, soprattutto per l’ex Dominante, da una forte crisi economica e sociale, nelle campagne l'imposizione di tasse soprattutto dirette basate sui catasti riequilibrò la fiscalità e cominciò a colpire i grandi proprietari fondiari, anche se in ritardo, visto che l'allodio era ormai perduto sui terreni più vocati, ma ancora in tempo utile per smobilitare il capitale investito nei campi verso attività più redditizie, come la nascente industria…ma invece che succede: pieno sostegno delle classi alte e della borghesia ricca allo stato nascente più a ovest che garantiva tasse indirette e possibilità di dazi agricoli, così il grosso dei fondi restò in investimenti a reddito decrescente portandoli ad una lunga erosione e al sottosviluppo degli ex territori della Repubblica protratto sino agli anni ‘70, tanto che in pochissimi casi alla fase industriale parteciperanno i capitali delle antiche casate (mi vengono in mente solo un paio di casi tra cui i Dolcetta), il grosso di queste finì rovinato, con le immense ville in abbandono. Senza scordare la massima che girava a inizio 2000 a Ca’Foscari “lasciare un immenso impero con tre porti per finire in un paese miserabile pieno di porti”. ✍🏻Andrea Alexandro Nałeto Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify