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@gabgerm

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Pubblicato30 ago30/08/2025, 17:10
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IV🦁 IL TURISMO Anche se alcune attività si svolgevano già dalla fine dell'estate, che era la vera stagione morta in quanto da Pasqua alla fine della calura la Dominante si svuotava degli abitanti più facoltosi in favore delle ville rurali, rendendola poco attrattiva. Il carnevale era l'alta stagione turistica di Venezia. Ufficializzato come festa pubblica nel 1296 aveva come scopo originale creare una valvola di sfogo per la popolazione con attività ludiche e scherzose che allentassero il controllo sociale. Sin da allora si sviluppò l’industria delle maschere. L’atmosfera giocosa e le maggiori libertà concesse trasformarono progressivamente l’evento popolare in un’attrattiva per il bel mondo europeo, che si attardava in città tra balli e salotti patrizi; opere teatrali e giocate nei ridotti. Nel Settecento, questo festoso periodo dell'anno era noto in tutta Europa ed era uno degli eventi più attesi. La sua attrattiva nasceva dalle numerose libertà concesse al popolo, ma anche dalla ricchezza di eventi che venivano offerti come spettacoli di funamboli, giocolieri, musicisti ed esibizioni di ogni tipo che rallegravano la città per settimane. Cominciava ufficialmente il 26 dicembre quando il Doge con la Signoria, i sei consiglieri ducali eletti in Maggior Consiglio raccolti nel Minor Consiglio più i Tre Capi della Quarantia Criminal, partivano all'imbrunire dal palazzo Ducale. Attraversavano il bacino di San Marco per raggiungere il Monastero di San Giorgio dove consumavano nel refettorio dello stesso, sotto la tela del Veronese ora rubata, i galani (crostoli composti da due sfoglie di pasta separati da burro, che si gonfiano in frittura come piccoli cuscini prendendo la forma appunto delle tartarughe, o in veneto galane). Il carnevale si chiudeva il martedì grasso. Anche se da metà ‘700 si affacciò un turismo più culturale legato al fenomeno del Grand Tours, il grosso del turismo d’epoca a Venezia può essere senza dubbio paragonato a quello odierno di Las Vegas, anzi Venezia nel XVIII secoli era la Las Vegas di quella stagione, con le sue case da gioco, il mondo del meretricio ed i teatri. I carnevali erano affollati dalla nobiltà europea e non in modo infrequente da teste coronate e principi in un'atmosfera che mescolava il sontuoso al sordido, il colto al volgare, l’onesto al disonesto. Il carnevale come una parabola di Venezia stessa. Non possiamo non ricordare qui il dipinto “L'altalena” di Giandomenico Tiepolo ora conservato a Ca' Rezzonico, dove dietro la dolcezza di un gioco di Pulcinella si nasconde la critica sociale ad una nobiltà che davanti al disastro sempre più evidente si culla in feste e divertimenti come nulla fosse, come se tutto fosse uguale e dovesse continuare in eterno, dimentichi dell'ora della fine. Parafrasando il critico d'arte Waldemar Januszczak le tinte pastello e rosate del rococò cullano nel sogno ad occhi aperti un mondo che finge di non vedere il suo crepuscolo. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify