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IV 🦁 I RIDOTTI E IL GIOCO D'AZZARDO Sebbene il gioco d'azzardo ed i luoghi legati ad esso non siano nati e cresciuti soltanto a partire dalla svolta turistica della Dominante, essi rappresentarono un'attrattiva estremamente affascinante per i ricchi e potenti frequentatori dei Carnevali della Repubblica. I ridotti erano stanze o piccole case adibite al gioco e ad altri divertimenti soprattutto notturni. A causa dei disordini che vi scoppiavano già nel Cinquecento furono emanate norme per regolare la vita e la condotta di questi luoghi. Nel 1638 aprì il più famoso ridotto della città il San Moisè presso il palazzo Dandolo. La casa da gioco allineava numerosi tavoli, ad ognuno era seduto un gentiluomo in livrea a tenere il banco. Potevano sedersi al tavolo da gioco Nobiluomini o uomini in maschera questo allo scopo di evitare risse e soprusi, e mantenere un maggior decoro. Malgrado questo a fronte di molti Patrizi giocatori proprietari del denaro che mettevano nel piatto, molti altri erano solo prestanome di usurai che li usavano come giocatori professionisti pagati a mercede. I giochi più praticati erano il faraone, la bassetta e altri simili. Come da cliché sparivano interi patrimoni, sino a rimetterci la camicia. Nei ridotti frequentati dai Patrizi il tutto era fatto nel silenzio più assoluto senza strepito e con sangue freddo, comunque non mancavano i bari e i segnatori di carte. I ridotti veneziani attiravano frotte di forestieri, nel 1708 Federico IV di Danimarca celato dalla bauta vi passò il carnevale. Gira leggenda, di quelle che Venezia ha partorito sempre con estrema prodigalità, sul filo tra verità e fantasia, che il re abbia sbancato il banco, ma per superbia abbia rifiutato di riscuotere la vincita rovesciando il tavolo simulando una caduta e uscendo di corsa dal ridotto. Nel ridotto accanto al gioco delle carte fioriscono anche i contatti sessuali e le infedeltà matrimoniali. La disposizione del Consiglio dei dieci del 27 agosto 1703 indicava i ridotti come luogo di vizi disonesti, favoriti dalla mescolanza di Patrizi e stranieri, di gentiluomini e plebei e di donne oneste e meretrici. Malgrado i vari tentativi di regolarne la vita la situazione restò sempre equivoca e poco redimibile, anche grazie al fatto che erano un’attrattiva internazionale. Si giunse nel 1774 così alla disposizione del Consiglio dei X che impose la chiusura dei ridotti, ma ben lungi dal disseccarsi il fenomeno passò direttamente nei casini, in particolare quelli minori. Molto più che nel ridotto nel casino potevano svolgersi attività propriamente licenziose, ma tra questi vi erano anche strutture più educate e non solo vere e proprie sentine del vizio. Alla caduta della Repubblica ve ne erano 136 e tra loro luoghi decenti come i casini dei Filarmonici, dei Diplomatici, delle Dame, delle Prudenti, degli Orfei, degli Ardenti, ecc. Vi erano casini per soli Nobili o per i segretari e altri per il popolo. I casini popolari erano alla periferia della città, spesso collegati ad un brolo per praticare il gioco della palla. Nei casini oltre alle carte, si davano feste da ballo, gare di musica e poesia e cene festive. Esistevano anche casini privati, in questo caso assimilabili più ai salotti, erano tenuti dai Patrizi che stavano lontano da Rialto e vi raccoglievano gli amici ed i protetti. A volte gli Inquisitori di Stato furono costretti a reprimere gli abusi che vi si praticavano e a chiuderne alcuni. È comunque noto che vi furono casini completamente volti ad attività dissolute e concentrati sui piaceri carnali con specchi ed alcove nel massimo della riservatezza. Il discrimine tra ridotto e casino onesto e disonesto risiedeva nella preponderanza che poteva assumere la parte propriamente sessuale e legata al meretricio, rispetto alle attività ludiche come il gioco d'azzardo, le feste e le altre pratiche da salotto. ✍🏻 Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify