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IV🦁 IL MERETRICIO E I SUOI LUOGHI Come per il gioco d'azzardo la prostituzione non era nata con la stagione turistica ma era un fenomeno ampiamente diffuso già nell'epoca precedente. L'alto numero di mercanti stranieri aveva reso Venezia un importante mercato per la prostituzione già a partire dal basso medioevo. Ulteriore spinta alla pratica veniva dalla rigida morale che impediva alle donne oneste di frequentare il mondo esterno prima del matrimonio, così le “femene publiche” diventavano l'unica possibilità di svago erotico per gli scapoli e i visitatori della città. Nel 1509 a Venezia operavano 11.654 prostitute su 170.000 abitanti. Il governo controllava l'attività e la tassava, in particolare tentava di stabilire i luoghi di lavoro. All'inizio le prostitute lavoravano attorno a Rialto dove operava un gran numero di mercanti stranieri. Nel 1421 il governo le relega al “casteleto” una sorta di ghetto controllato da guardie armate, potevano operare solo di giorno, ma già 50 anni dopo la prostituzione era uscita dal “casteletto” e si era diffusa per la città contravvenendo alle disposizioni dello Stato. Altro luogo tradizionale di residenza delle meretrici era la zona di San Cassiano, precisamente nelle case di proprietà della nobile famiglia Trapani, in Veneziano Ca’ Rampani, ora chiamata zona delle carampane, nomignolo che a Venezia per lungo tempo è stato sinonimo di vecchia prostituta. L’attività e i comportamenti delle donne pubbliche erano minuziosamente regolati dalla Repubblica di Venezia. Fu loro proibito di posizionarsi sui ponti votivi di barche organizzati in occasione di festività e noti per l’affollamento delle persone, salvo quello del Rio della Sensa a Sant’Alvise, che divenne perciò il ponte o meglio il “corso delle cortigiane”. Alla terza campana della sera le meretrici dovevano rientrare a casa altrimenti rischiavano una multa e 10 frustate. Erano 15 le frustate se avvicinavano gli uomini nel periodo di Natale, della Pasqua e in altri giorni sacri. Non potevano frequentare le osterie e potevano girare per Venezia solo il sabato. Lo Stato fu particolarmente efficiente nella tassazione, racconto vuole che con le tasse sulle meretrici La Repubblica riuscisse ad armare quattro galee per anno. Per i ricchi le cortigiane erano colte e disinibite mentre per il popolo donnacce, anche il censo delle meretrici era assai diversificato si andava da povere donne alla fame a signore che potevano permettersi paggi e servitù, la legge imponeva che i servi avessero minimo 30 anni, ma fu ampiamente disattesa. Distinte dalle prostitute costrette ad accettare ogni cliente e a dover pretendere tariffe basse vi erano le cortigiane che avevano facoltà di scegliere i clienti preferendo i più danarosi e decidere cosa e quando fare, e soprattutto se concedere le proprie grazie. Svolgevano anche e forse soprattutto il ruolo di dame di compagnia assimilabili alle geishe nipponiche, ma comunque prestavano anche l’attività sessuale, però solo a loro scelta. Molte di loro erano artiste e letterate. Esisteva anche un "Catalogo delle principali e più honorate cortigiane di Venezia”, opuscolo pubblicato dal 1565 che elencava le cortigiane e le loro tariffe. Notissima Veronica Franco che nel 1574 intrattenne Enrico di Valois futuro re di Francia. Dal basso Medioevo sino al seicento le prostitute e le cortigiane lavorarono per gli abitanti della città, per i mercanti e i visitatori stranieri, in particolare i pellegrini che venivano a visitare le chiese e le reliquie della città o prima di partire per Gerusalemme. A partire dal seicento i clienti più facoltosi divennero i turisti e i visitatori che venivano per il carnevale. Nel settecento questo spezzone di clientela diventò fondamentale. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify