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La questione cipriota si scalda, tanto nella politica, quanto nell'opinione pubblica locale. L'isola già divisa in due dal 1974, quando la Turchia prese la parte settentrionale - riconoscendo la nascita della Repubblica Turca di Cipro del Nord dal 1983 - è teatro di acquisti massicci di proprietà in zone strategiche da parte della comunità israeliana. Sorgono così quartieri iper-securitari, blindati, con telecamere, alti muri e filo spinato, comunità proiettate al proprio interno e fondate su base etnico-religiosa. Se questo fosse avvenuto in modo sporadico nel corso degli anni non avrebbe allarmato i ciprioti. Invece ci sono alcuni elementi che vanno approfonditi: - Dopo il 7 ottobre e in concomitanza della guerra dei 12 giorni con l'Iran, il fenomeno si è rafforzato; - Il precedente palestinese: sul continente le vicende odierne iniziarono decenni or sono in modo simile; - Gli acquisti si sono concentrati in aree sensibili per l'isola: la fascia verde di confine tra area greca e turca e le basi militari del Regno Unito (che Hezbollah all'inizio dell'ultima operazione libanese, minacciò per via del supporto che fornivano all'aviazione israeliana nei bombardamenti). A questo si aggiungono le dichiarazioni della stampa israeliana che parlano di Cipro come area di interesse strategico e di necessità di bonificare la zona turca. Ad essersi allarmati sono anche i greco-ciprioti, anche il partito AKEL della sinistra, non qualche anti-semita (che va ovviamente SEMPRE condannato). Ma cosa offre Cipro ad Israele? Perché tanto interesse? A) Cipro offre supporto militare e logistico nei conflitti. B) Cipro è un ponte geografico e infrastrutturale (cavi sottomarini) e quindi Via del Cotone/IMEC verso l'Europa. C) Cipro è nel mezzo del confine che Grecia e Israele hanno delimitato in accordo tagliando fuori la Turchia dall'alto mare; decisione che la Turchia ha contestato in un accordo di confini marittimi con la Libia. D) Cipro, insieme alla Siria e in misura minore al Libano e alla Palestina, è parte di quella Guerra Fredda regionale che Tel Aviv e Ankara si stanno giocando attraverso proxy locali. Considerazioni sparse, così da evitare che i commenti degenerino: 1- Il fatto che siano ebrei non c'entra nulla; il problema non è la religione o etnia, ma il sionismo come progetto di colonialismo insediativo e come appendice dell'imperialismo occidentale in Medo Oriente. 2- Il colonialismo sta subendo una serie di pesanti battute di arresto da decenni in tutto il mondo, è interessante notare come questa area (la Terrasanta) che attraverso le Crociate è stato il primo banco di prova del colonialismo, è ora la più tenace; 3- Certo, Erdogan non è una brava persona e la Turchia è nella NATO, ma multipolarismo vuol dire proprio questo: geografie variabili per cui due attori generalmente filo-occidentali seguono una politica propria, che nel locale può anche portarli al conflitto e il declino del potere USA è tale da non riuscire più a mediare in modo efficace (in Siria, i proxy turchi e israeliani si sparano al netto delle trattative). Nei commenti un po' di link al canale Youtube (dove ne parlo nell'ultimo video) o a Instagram dove trovate un po' di materiale sparso sul tema. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify