TGTGInsightintelligence telegramLIVE / telegram public index
← Capibara Media
Capibara Media avatar

TGINSIGHT POST

Post #2989

@gabgerm

Capibara Media

Visualizzazioni550Numero di visualizzazioni
Pubblicato3 set03/09/2025, 17:49
Contenuto del post

Contenuto

IV🦁 IL TEATRO Accanto alle altre succitate attività, che spingevano i turisti nella Capitale, la musica e il teatro erano importanti attrazioni per i forestieri. La tradizione musicale veneziana era ben radicata e storicamente affermata da secoli e non dipendeva soltanto dal turismo, ma negli anni tra seicento e settecento questo divenne sempre più importante. Venezia era una delle grandi capitali della musica continentale, in particolare contendeva alla Napoli dei Nicola Porpora e Leonardo Vinci il ruolo di maggior protagonista della musica barocca e dell'opera all’italiana. Alla fine del Settecento a Venezia erano attivi sette teatri, due destinati alle rappresentazioni in prosa, qui basta ricordare Carlo Goldoni, ma non era certo il solo e gli altri cinque alla musica. La fruizione della musica era alquanto diversa da quella contemporanea, il teatro era un luogo di incontri, affari e discussioni in cui si mangiava e ci si distraeva, forse il parallelo più calzante è con un piano bar odierno o appunto le sale ristorante con spettacoli di Las Vegas. Non vi era quindi, come oggi, l'attenzione del pubblico completamente assorbita dal palco. Per questo motivo, in base alle testimonianze coeve, quindi da prendere con grano salis, il canto degli artisti doveva essere alquanto differente da quello che oggi noi attribuiamo ai cantanti barocchi. Senza contare che oggi mancano i castrati a cui si sopperisce con contralti specializzati nel repertorio del ‘600 e '700. La spettacolarizzazione e forzatura delle rappresentazioni e delle voci erano spinte all'estremo per attirare l'attenzione del pubblico. Quindi dovremmo essere piuttosto lontani dal canto felpato, elegante e melodioso di uno Philippe Jaroussky o di un Jakub Orliński, personalmente sono più convinto da un Franco Fagioli nel suo repertorio barocco napoletano o da Christophe Dumaux alle prese con Händel, per la presenza scenica e la potenza vocale. La mia comunque è solo una preferenza filologica e non artistica, la stagione orribile di sapore ottocentesco che reinterpretava il repertorio barocco in chiave romantica è passata e gli attuali spettacoli sono comunque un ottimo equilibrio tra rispetto della tradizione e la necessità di accontentare il pubblico odierno. Lessi una descrizione d’epoca che dava l'idea di un’interpretazione piuttosto graffiante e ricca di virtuosismi e schiocchi; dove si giocava con le scale, il colore della voce ed i toni, nonché con un uso spericolato del falsetto e dei suoni profondi per sottolineare i momenti topici della scena: l’eroico, il ridicolo, il potente, lo spaventoso ecc. Doveva esistere comunque una netta differenza tra la prima, forse più vicina al modo in cui noi oggi viviamo l’opera, parte mondana compresa e le altre rappresentazioni, con queste seconde usate a mo’ di accompagnamento musicale. ✍🏻Andrea Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify