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@gabgerm

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Pubblicato18 ott18/10/2025, 13:07
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Poco fa ripensavo alla parte iniziale del primo libro de "Il problema dei tre corpi" di Liu Cixin: un'introduzione che dalla Rivoluzione Culturale ci lancia in poche centinaia di pagine nel futuro infinito. In molti, in Occidente, hanno speculato sul rapporto di questo autore con il governo cinese, con il partito e con la contemporanea società cinese. Come al solito, il substrato è sempre quello di proporre l'immagine dell'intellettuale dissidente contro un regime oppressivo (che gli permette però di pubblicare, vivere del proprio lavoro artistico ed essere popolare e apprezzato in patria e all'estero). Mi pare però evidente che il punto reale non sia questo: se andassimo a contare il numero di intellettuali comunisti o anarchici negli USA nel secondo dopoguerra (cioè nel periodo di massimo apogeo statunitense) supererebbero di gran lunga gli omologhi non dissidenti. A questi andrebbe poi aggiunta un'altrettanto nutrita schiera di artisti, musicisti, attori e persino sportivi. Insomma, il dissenso creativo è in finale parte delle società vive e vitali. Gli Stati Uniti di oggi sono sicuramente vivi, ma non so quanto vitali, infatti sono una macchina per la propaganda (pessima). Nulla di strano che la Cina, potenza in ascesa, produca oggi intellettuali più o meno critici. Quale sarebbe la differenza tra un "dissidente" e un "ribelle"? Il trattamento riservato negli USA per i dissidenti non è o era certo più o meno morbido che altrove (dalle condizioni in cui erano tenuti gli afroamericani o le riserve per i nativi, fino a Sacco e Vanzetti o il maccartismo). Il potere giustifica se stesso ovunque e in nessun comunità umana è permesso tutto. La riflessione dunque interessante è semmai scoprire che ciò che noi attribuivamo alla democrazia (la libertà di critica) non c'entra nulla con questa, quanto invece è dato da un certo grado di complessità raggiunto dalle società industriali e forse ancor di più post-industriali. La crescita economica porta con se il rafforzamento della società civile e questa nella sua pluralità, come saggiamente aveva previsto Gramsci, diventa l'ago della bilancia dei rapporti di forza politici ed economici. Questo è anche spunto interessante per discutere o meno sulla natura socialista della società cinese o meno, ma è solo un sabato pomeriggio di ottobre... Rilassiamoci. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify