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@gabgerm

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Pubblicato9 nov09/11/2025, 08:52
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Quando compare il mercato? Una vecchia vulgata voleva i mercanti come marginali nelle antiche società a cavallo tra storia e preistoria del Mediterraneo orientale. Queste società venivano immaginate a gradoni (quasi) castali, con in cima una burocrazia semi-monarchica e sotto vari sottogruppi che amministravano il sapere e il sacro. Il mercato era visto come marginale. L'idea di fondo era che trattandosi di società idrauliche, fossero organizzate attorno alla gestione delle acque (canali, dighe, irrigazione), per permettere l'agricoltura e che queste grandi opere fossero possibili solo all'interno di una rigida struttura ieratico-burocratica. Non sono del tutto contrario a questa lettura. Ho spesso ricordato come in queste società in transizione dalla banda-lignaggio-clan alla chefferie (capitanato, società del capo), i governatori sviluppassero un contatto col mondo animale proprio in funzione non societaria. Il potere era vissuto con timore e respinto ai margini del mondo umano: i troni mostravano facce leonine o di lupi, le fondazioni mitiche si ricollegavano a orsi (Cina, Giappone, Corea) o lupi (Roma). I monarchi erano respinti fuori dalla comunità violando tabù familiari (incesto tra i monarchi dell'antico Egitto, o delle Hawaii prima del contatto, ma rinvenuto anche dal DNA delle grandi tombe del Neolitico irlandese) o spesso erano gli unici a cui era ammessa la poligamia (con enorme dispendio economico ed energetico da parte del leader stesso). Dunque è innegabile un ruolo fuori dal comune dell'apparato aristocratico-burocratico. Questo però non sminuisce il ruolo del mercato. Oggi sappiamo che i mercati esistevano e che in assenza di economia monetaria seguivano un fine di scambio pragmatico-utilitaristico. Malinowski descrive benissimo questo meccanismo nel confronto tra kula e gimwali. Il primo era uno scambio rituale: le collane di conchiglie rosse erano scambiate con braccialetti di conchiglie bianche (i primi in senso orario e i secondi in senso anti-orario). Il secondo era una formula di baratto utilitaristico in senso classico. Ma quale era la funzione del kula in cui tante energie erano spese? Il kula doveva rafforzare il senso di comunità e fiducia, l'appartenenza: creare una serie di rapporti tra le parti che agivano poi il gimwali. Più scaviamo nelle nostre origini e più scopriamo che siamo specie cooperativa. In principio non era la lotta dell'uno contro tutti, ma la collaborazione e la spartizione rituale delle risorse attraverso legami familiari e di amicizia. A un certo punto qualcosa deragliò e cominciarono a sorgere uomini-forti che imposero una visione individualistica e probabilmente machista della società. La società clanica diventava un nuovo modello produttivo. Non so se come affermano molte femministe si possa dire che nel Neolitico nacque il patriarcato (specie come modello universale) inteso come momento di sfruttamento dell'uomo sulle donne (con queste destinate a compiti di minor valore e sottoposte al controllo del potere riproduttivo). Quello che invece mi sembra abbastanza accurato è che gli anziani (generalmente maschi over 50) controllassero le forze produttive barattando la conoscenza e che tramite questa autorevolezza controllassero la produzione (il lavoro dei giovani maschi) e la riproduzione (la vita delle giovani femmine).