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La più grande vittoria del neoliberismo è la de-individuazione dell'Occidente, della popolazione che lì vive. Questo fenomeno si è associato alla distruzione di ogni valore comunitario: dalla religione alla vita associativa, fino alla partecipazione politica. Istanze confuse hanno sostituto un progetto (fosse anche del peggior tipo), i cittadini smettono di sentirsi tali e iniziano a concepirsi unicamente come atomi. Il passaggio antropologico è enorme e parte da un fondamento strutturale: la distruzione della grande fabbrica nell'area del Nord Atlantico. Lentamente siamo passati da luoghi di lavoro ravvicinati e sindacalizzati alla terziarizzazione: tutti impiegati, tutti potenziali piccoli investitori. La capacità di entrare in contatto con l'altro ha generato anche una falsa coscienza pseudo-libertaria, ma che in realtà rinforza la catena. In nome della catena abbiamo visto di cattivo sguardo tutte le manifestazioni che implicassero la vita collettiva. Non vorrai mica che io mi sacrifichi per la Palestina? Non vorrai mica che io non esca di casa per i vecchi? Non vorrai mica che io interrompa l'aperitivo mentre la nostra classe dirigente ci sta lanciando verso la Terza Guerra Mondiale, come il Titanic? E' più facile continuare a pensare che i problemi non esistano, piuttosto che guardare in faccia la realtà e capire che siamo collettivamente su una nave che sta naufragando. Il cittadino medio occidentale trova più facile immaginare un complotto a suo danno fatto da lucertole mascherate da miliardari, piuttosto che smettere di mangiare sushi; perché 8 miliardi e mezzo di persone che mangiano pescato, su base industriale, vuol dire letteralmente svuotare il mare. Questo non deve neanche lasciarci cedere alla passività contraria. Non sempre ciò che arriva da una ragionevole narrazione ufficiale è vero; i saperi sono poteri. Lo sappiamo fin troppo bene e non mi dilungherò. Dunque? Prendiamo tristemente atto di una società infantilizzata, che fantastica nemici immaginari e guarda imbambolata i suoi nemici reali, fa i capricci se gli levi il venerdì sera, ma non se distruggi tutto ciò per cui vale veramente la pena vivere su questo miserabile sassolino cosmico. Proprio per questo filo anni fa, finii di studiare la storia e poi passai alla psicodinamica, perché la creazione di una società adulta e sana sembra ormai la vera utopia. Erich Fromm in "Avere o essere" e "L'arte di amare" lo spiega benissimo e rimane forse il miglior esempio di come coniugare la libertà (quella vera, che trascende la società) dal bisogno di vivere in comunità. Purtroppo anche noi, come molti altri prima di noi, pagheremo questa generale infantilizzazione, perché il tempo passa e prima o poi la Storia ci richiamerà ai compiti della vita adulta. Se ti è piaciuto questo contenuto Iscriviti al Canale Telegram Seguici anche su: Instagram Youtube Tik Tok LinkTree Spotify